Secondo sintomo: allucinazioni

le allucinazioni date dalla narcolessia raffigurate in bianco e nero

Mi sveglio di soprassalto.

Il battito cardiaco accelerato, il fiato spezzato, un cerchio alla testa.

L’ennesimo incubo.

Sono settimane, ormai.

Ormai è diventata la quotidianità.

Mi sveglio sempre tra le 3 e le 4 e per un’ora buona, a volte due, non riesco a chiudere occhio.

Il sonno c’è, la stanchezza pure, ma ciò non basta.

Non riesco comunque a tornare a riposare, non riesco ad addormentarmi.

La maggior parte delle volte, quindi, leggo o scrivo. Raramente mi alzo dal letto per vedere la tv (i film più belli li danno sempre di notte, lo sapevate?) e farmi una camomilla.

Questa volta non ce la fo.

Non riesco proprio ad alzarmi.

Sono stanca, spossata e ho un cerchio alla testa.

Decido di rimanere distesa, tentando di riaddormentarmi in qualche modo.

Mentre mi crogiolo tra i miei pensieri, tentando di scacciare il ricordo dell’incubo, sento qualcosa.

Qualcosa mi sfiora una gamba, lento, estraneo.

Inizialmente penso al lenzuolo, è comunque sempre estate, è l’unica mia coperta.

Un attimo dopo, però, mi accorgo che non può essere soltanto un lenzuolo.

È troppo spesso e definito.

Il panico mi stringe la gola.

Il battito accelera.

Una brutta sensazione mi attanaglia e schiaccia il petto.

Sento qualcosa risalirmi la gamba, come un serpente.

Viscido, leggero, ma presente.

Non capisco se sto ancora sognando o se sia la realtà.

Ma è troppo vivido per essere un sogno, la sensazione che percepisco è reale.

Spalanco gl’occhi.

Mi muovo, scacciando qualsiasi cosa mi limiti i movimenti e accendendo la luce.

Tutto si fa chiaro, nitido, definito.

E non vedo niente.

Nessun animale, nessun mostro sotto il letto, niente di viscido sulla mia gamba sinistra.

La mia stanza è sempre la medesima.

Mi alzo, controllando ovunque.

Cerco qualcosa che in realtà non c’è…

Ed è in questo momento che capisco.

Un brivido percorre la mia spina dorsale.

Sapevo che prima o poi sarebbero arrivare.

Sapevo che, prima o poi, avrebbero colpito pure me.

Speravo soltanto fosse molto più in là di adesso.

Una parola si staglia prepotente nella mia mente: allucinazioni.

Ho avuto la mia prima allucinazione ipnagogica.

 

Piacere, mi chiamo Francesca.

E sono narcolettica.

 

Le allucinazioni sono solo uno dei sintomi della narcolessia.

Tutto sommato non mi è andata male, prima di presentarsi sono passati anni.

Certo, non averle sarebbe meglio, ma almeno non mi sono ritrovata personaggi inquietanti in giro per casa.

Fin da piccola ho sempre pensato che chi vedeva cose che in realtà non c’erano fosse un malato mentale o non avesse tutte le rotelle a posto.

Poi ti ci ritrovi all’improvviso nelle situazioni… e cambi idea.

Certo, avere allucinazioni è un qualcosa fuori dal normale, sintomo di qualcos’altro, ma non sempre è sinonimo di pazzia.

È sempre tutto più complesso di quel che vediamo in realtà, dobbiamo superare e scavalcare i nostri preconcetti.

Non è sempre tutto nero o tutto bianco.

Le allucinazioni di un narcolettico avvengono un attimo prima di addormentarsi o subito dopo il risveglio, quando ti ritrovi spaesato, non sai dove sei e il sogno si mischia alla realtà.

In quanti abbiamo pensato “vede e parla con una persona immaginaria, non è normale”?.

Addirittura in classe con me avevo una ragazza che “possedeva” e parlava con un’intera famiglia!

E la fervida immaginazione, a volte, può andare di pari passo con un problema più grande… e più serio.

 

La mia immaginazione galoppante mi ha sempre dato spunti e fatto vedere cose che gli altri spesso faticano a comprende e capire. È anche per questo che ho il terrore delle allucinazioni. E se non riuscissi a distinguere il sogno dal reale? E se non riuscissi a “fermarmi” in tempo? Cosa potrebbe accadere?

Questi sono solo alcuni dei quesiti che mi pongo quando penso ai possibili sviluppi di questa malattia.

Ma alla fine mi dico sempre che non posso vivere nell’incertezza e nell’ansia per una possibile nuova allucinazione.

Potrebbe anche non presentarsi mai più. Potrebbe esser stato un evento sporadico e circoscritto, sinonimo di un animo inquieto e tormentato in quel dato periodo.

Quindi sì, in questo caso, è bene vivere alla giornata.

Il resto si vedrà.