Bi

Non sono brava a descrivermi. Mi riconosco solo nelle parole degli altri ma ai miei occhi sfugge del tutto la mia immagine, la mia personalità. Potrei raccontarmi in modo banale: chi sono, dove vivo, cosa faccio nella vita, ma niente di tutto questo mi rappresenta quando mi ritrovo sul mio balcone a osservare i palazzi e le persone nelle case, a pensare ai dettagli che spesso tralasciamo. Sono una di quelle persone che ha la maledizione di chiedersi sempre il perché delle cose e quando mi do una risposta, ne scrivo. Potrei scrivere di chiunque, ma non di me. Mi piace ascoltare storie altrui e vederci sempre quei dettagli, quella bellezza invisibile agli occhi che a sua volta cela una morale, un insegnamento che non sappiamo cogliere, un dettaglio che ci porta a stupirci della vita come bambini in una realtà in cui niente merita più di essere osservato con attenzione, ma quando ci fermiamo per un secondo dalla frenesia, possiamo percepirla, quella bellezza, quella che io insulsamente riconosco come “la poesia nelle cose”. Amo lasciarmi sorprendere, dalla verità o dalla finzione non ha importanza. Questi due aspetti sono la culla della mia passione per la scrittura, quello che fa di me un’impacciata tramandatrice di quella bellezza invisibile, sperando che questa possa sorprendere qualcuno come ha sorpreso me. Bi non è uno pseudonimo, è l’identità che dodici anni fa mi hanno affidato e ho sentito subito mia, come quella vaga sensazione che si ha quando, guardando per la prima volta una persona negli occhi, senti che segnerà la tua vita in modo indelebile. Io ho incontrato per la prima volta me stessa in queste due lettere.