L’uomo con la bicicletta gialla

  • Bi 
un uomo su una strada con macchine è tutto grigio solo un dettaglio è giallo

Le macchine sfrecciavano veloci, incuranti e distratte, lungo distese di cemento grigio. Le strade sfoggiavano collezioni di mozziconi di sigarette, gomme da masticare; alcuni insettini galleggiavano nelle pozzanghere, erano stati sopraffatti dalla frenesia della superficiale vita.
Ogni fonte di luce sembrava annebbiata, i semafori ripetevano lo stesso giro di colori, lenti, giallo e rosso parevano lo stesso colore.

Uno dopo l’altro passavano indisturbati milioni di uomini in giacca e cravatta, grigi, ovviamente, abbinati con il contesto. A riflettere leggermente luminosità, vi erano solo le camicie bianche perfettamente stirate da mogli annoiate, le quali si se ne stavano affacciate a finestre soffocanti con vista palazzi, anch’essi rigorosamente grigi.

Nessuno più alzava gli occhi al cielo, i tetti coprivano le nuvole. Le numerose cravatte correvano spedite a testa bassa, fissando i propri piedi diretti a destinazione, qualsiasi essa fosse.
La marcia proseguiva in file diverse, poco ordinate e molto scontrose tra loro, poiché altro si trovava sempre sulla strada di un altro. Tutti sbuffavano, bisbigliavano maledizioni tra i denti ingialliti dal caffè, unico sfogo dallo stress; nessuno più salutava, le uniche voci provenivano da indispettite donne al telefono, intente a portare diversi sacchetti di negozi costosi, neanche una di loro sapeva il vero motivo di tanta rabbia.

In un mondo in cui il tempo era denaro, solo uno scemo si fermava a osservare attentamente.

Tra questi però vi era un uomo seduto su una bicicletta gialla, egli ogni mattina percorreva chilometri in mezzo al traffico e allo smog dell’Ambrosiana, ma quella sarebbe stata l’ultima. Sfrecciava sorridente tra le macchine bloccate in coda, tra i fumi acri della benzina bruciata, tra le fioche luci dei tristi semafori fino al suo ufficio, il quale era in un palazzo casualmente grigio.

 

La segretaria lo osservò dalla finestra lanciare la bicicletta gialla in un angolo e camminare fiero e felice verso l’ingresso, gli occhi della curiosa signora non lo lasciarono neanche mentre quell’uomo qualunque, assolutamente indistinguibile dagli altri se non per il sorriso, si avviava spedito verso lo studio del direttore; aprì la porta senza bussare e dopo pochi istanti di suspense, tutti i dipendenti udirono chiaramente “mi licenzio con effetto immediato”.

Così com’era entrato, l’uomo uscì, inforcò la bicicletta sgargiante e si mise a pedalare.
Pedalò indisturbato per mezza città, osservava le orde di persone passare sui marciapiedi bagnati: cercavano di superarsi a vicenda, incastrandosi come mosche in una ragnatela urbana da loro costruita.
“Sciocchi” pensò l’uomo senza malizia o cattiveria, il solito sorriso a trentadue denti “io lascio tutto questo, sarò forse pazzo, ma è lì che voglio vivere”, fermò la bicicletta e rivolse lo sguardo a una collina verde, nascosta dalla nebbia e dai palazzi,  questa aveva dimenticato allo scoperto una curva verde prato, in cui si ammiravano le fronde degli alberi svolazzanti nell’aria fresca e pulita.

Quell’uomo in cuor suo sapeva di non conoscere il sapore della fiducia, poiché nessuno si era preoccupato di farlo sentire speciale, solo inusuale, non avrebbe scommesso neanche lui su se stesso. In quella città tutti erano alienati dall’idea che la loro piccola ragnatela fosse il centro di un cosmo, eppure l’outsider era ironicamente colui che aveva il tempo di alzare gli occhi al cielo e notare l’universo che stava attorno.
Un incosciente, irresponsabile, disprezzabile.

Fondamentalmente un coglione.


Riprese la sua traversata, girò a destra in una piccola via spoglia posta in salita, una salita che lo costrinse a diminuire la velocità e sentir aumentare la fatica.
Guardandosi di nuovo intorno notò di essere l’unico ad andare controcorrente.

La bicicletta gialla ormai rigata, brillava tra i vestiti scuri delle donne indaffarate e  degli uomini in giacca e cravatta.
Esausto, si elevò spinta dopo spinta più in alto dei palazzi, le persone erano diminuite man mano fino a sparire dalla vista, così come i marciapiedi si trasformarono in cespuglietti di rami spinosi. Quando non fu più utile, abbandonò il fidato mezzo di trasporto giallo, sperando che qualcun altro potesse giovarne.

Rimasto solo con i suoi pensieri, l’uomo realizzò di aver davvero lasciato per sempre la nebbia in cui era cresciuto che però non era riuscita a impedirgli di vedere, desiderare e raggiungere qualcosa che solo lui avrebbe potuto fare, a discapito della società.

Lasciò andare i rigidi schemi, le strutture edili e non che piombavano sulla sua testa, slacciò la cravatta quasi come se volesse strapparla per respirare.

Prese la prima vera boccata piena solo quando i suoi piedi toccarono il terreno del punto più alto della collina, sentì il calore di un sole giallo come la vecchia compagna.
Sedeva per terra, gli occhi miravano dall’alto la città grigia, il fumo uscire da fabbriche e caminetti; quel giorno scoprì che al di là dei palazzi vi erano nuvole bianche.
Giocherellava con le dita nella tasca con l’euro che mai avrebbe puntato sul suo successo.
Iniziò a ridere di gusto.


Andare controcorrente apre innumerevoli vie che non conosciamo, sarà bene scegliere il giusto compagno per un sogno sul quale nessuno avrebbe scommesso un soldo.