Prima fase: caderci

  • Leo 
binge eater vede il cibo come un serpente che striscia

Se per alcune malattie si può provare una certa attrazione, per il binge eating no.

Il binge eating è pura merda che ti riempie di odio e vergogna.

Il binge eating è quello che nessuno vorrebbe sentirsi raccontare da un amico.

È puro istinto animale, primordiale e ripugnante.

Se si può essere fieri di essere anoressici, in qualche malato modo, non si può esserlo del binge eating.

È una cosa che serpeggia silenziosa e viscida davani agli occhi di tutti. Nessuno lo può realmente vedere, nessuno se ne può accorgere se non il tuo stomaco e le tue dispense di cibo. Nessuno ti chiederà mai se stai bene, nessuno vedrà in te qualcosa che non va se non un po’ di nervosismo.

Il binge eating ti fa perdere la dignità di umano.

Se sei un binge eater, molto spesso la gente si complimenterà con te per quanto mangi bene o per come ammirino la tua resistenza ferrea ai dolci.

Ma loro non sanno del mostro che sei realmente.

La fame è il primo istinto dell’uomo e quello che tu rendi una vera e propria prigione. Anche perché alla fine non è più fame, non è più gola, non è più niente di niente. È solo trafugare cibo in quantità disgustose quando nessuno ti può vedere.

Un binge eater è uno stratega, un malato, un nervoso cronico, ama i momenti in cui è da solo e li teme alla follia.
Un binge eater non ha controllo, non si ferma, non conosce la determinazione.
Un binge eater è in balia di quello che ha attorno.

Il cibo è il mostro, lui ne è la vittima. Niente di più. È quasi il cibo che mangia lui, sono le dispense, piene o vuote che siano, che implorano di essere aperte. Una, due, dieci volte. Anche venti.

Un binge eater di fronte alla gente sorride e mangia ciò che deve, anche meno se può, perchè sa bene che una volta tornato a casa recupererà le calorie non assunte durante il pasto. E non vuole neanche sapere quante ne ha trangugiate.

Non fate mai il conto delle calorie che avete ingoiato, a quel punto l’unica soluzione per redimersi sarebbe vomitare. Vomitare anche per un’ora di seguito fino a quando non esce solo bile e un poco di soddisfazione.

Il binge eater si scortica il palato a furia di mangiare compulsivamente biscotti su biscotti, sarebbe capace di finire una confezione intera al gusto di cioccolato e sangue.

Ma non gli basta.

Fuori uno, sotto un’altro.

Prima tutto ciò che gli piace, quei dolci di cui si è privato per tempo, quelle creme al cioccolato e quelle torte, poi anche ciò che lo disgusta.

Nel primo periodo ingurgita ciò che trova fino a quando decide che è abbastanza, ma più avanzano i giorni, le settimane, più diventa famelico. Non c’è più un senso di stop, non c’è più nulla che lo possa fermare se non l’arrivo di qualcuno in casa o la fine totale delle scorte.

Un binge eater pur di inghiottire merda butta giù anche ciò che non gli piace.
Un binge eater in genere mangia cose già pronte o confezionate, ma è capace anche di mettersi a cucinare qualcosa, una mano sul manico della padella, l’altra affondata nel sacchetto di qualsiasi cosa e il tragitto è uno solo: dal sacchetto alla bocca e ritorno.

Non sa nemmeno quanto ha mangiato, ma in ogni caso sa che è tanto, troppo.

Un binge eater è capace di mangiare anche la cosa più banale e comune del mondo come se fosse la più prelibata.

Ruba anche cucchiaiate di ciò che dopo poche ore sarà il suo pranzo.

Non è tanto il cibo il suo problema, è mangiarlo.

Mangiarlo e farlo di nascosto, mangiarne di più, assaporarlo con un gusto diverso.

Mangiare in piedi, il cibo ancora dentro la dispensa con un’anta aperta, prontissimo a richiuderla silenziosamente nel caso qualcuno arrivasse.

Il binge eater è capace di alzarsi di notte per mangiare.

Un binge eater fa dieci viaggi avanti e indietro dalla cucina al bagno per rubare cibo e mangiarlo in un posto sicuro, apre il rubinetto per non far sentire lo scricchiolio di cartacce mentre apre la confezione.

Il binge eater anche se ha la bocca piena o impastata di cibo, ne ha già in mano dell’altro. Forse ce l’ha già anche in bocca.

È capace di mangiare una merendina al cioccolato e subito dopo del formaggio stagionato, in bocca il sapore diventa puro schifo, ma non gli importa, la prima cosa che arraffa sarà quella che finirà nel suo stomaco.

E se il binge eater finisce le scorte durante un attacco di fame, o esce compulsivamente a comprare altro cibo e alla cassa del supermercato freme anche per l’istante in più sprecato (soprattutto se era uno dei pochi momenti in cui era a casa da solo e sta sprecando questo tempo in un luogo pieno di persone dalle quali non si può far vedere mentre mangia) oppure continua ad aprire le dispense, sperando di trovare altro che prima non aveva visto. Un gambo di sedano, per esempio: anche se poco soddisfacente al palato, a lui va benissimo.

Un binge eater si lava spesso i denti, non vuole sentire il sapore del senso di colpa.

Eppure un binge eater mangia sempre, basta che voi non lo vediate. A lui basta che voi siate nell’altra stanza o che siate girati di spalle, lui mangia senza farsi notare.

Un binge eater sviluppa un’intelligenza sopraffine nel suo mestiere di ladro: sa esattamente quanto cibo può prendere senza che nessuno si accorga della sua mancanza, sa che se il coinquilino ha lasciato la tavoletta di cioccolato spezzata in un certo modo, dovrà fargliela ritrovare spezzata nello stesso identico modo, solo con un pezzo in meno. Sa esattamente gli orari in cui il coinquilino esce, se il coinquilino è in bagno è il momento ideale per rubare.

Un binge eater sta attento a quando e quanto un coinquilino mangia: se il binge eater sa che il coinquilino ha mangiato dei biscotti alla mattina, sa che potrà rubargliene uno o due, perché questo non ricorderà con esattezza quanti ne ha mangiati ma, vedendo la confezione mezza vuota, si spiegherà perché sono diminuiti.

E se i suoi calcoli perfetti di quanto cibo rubare gli hanno permesso di mangiare troppo poco?

Una volta uno strappo alla regola se lo permette. Tanto il coinquilino, per una volta che accade, non si farà troppe domande.

Il binge eater pulisce, pulisce bene. Non lascia briciole, non lascia tracce, rimette tutto nella posizione in cui aveva trovato.

Forse il coinquilino neanche ci farà caso, ma il binge eater sì, lui lo sa.

Il binge eater non butta le cartacce del suo misfatto nel cestino: lì tutti potrebbero vederlo. Lui ha un sacchetto a parte, ben nascosto, che periodicamente va a svuotare nei bidoni comuni infondo alla strada. Il tutto senza mai farsi vedere.

Oppure inizia a nascondere cartacce dentro le tasche dei pantaloni, nasconde buste vuote dentro il cassetto dei calzini, negli scaffali tra le magliette, nei mobiletti delle medicine, dentro i pacchetti di sigarette vuoti, nasconde ovunque.

Un binge eater è nervoso, vuole restare da solo, vuole ingozzarsi di qualsiasi cosa.

Farà di tutto per far allontanare il coinquilino anche solo un secondo.

“Scusa puoi prendermi i fazzoletti in camera?”  e nel frattempo ingurgita tre o quattro biscotti.

È capace di tutto, finché non viene scoperto.

Se viene scoperto, si inventa scuse campate in aria.

“Ho avuto amici a casa ieri sera” o “ero molto nervoso”.

Poi, revisiona le sue tecniche da capo e diventa ancora più invisibile.

Ma poi cosa succede al binge eater dopo le abbuffate criminali e schifose, nelle quali ha le mani sporche, la bocca piena di sapori mescolati e impastata di cibo, il respiro affannoso, la gamba che trema per il nervoso e il palato sanguinate?

Succede che si fa schifo.

Succede che cerca di consolarsi dicendo che sarà l’ultima volta ma sa benissimo che non sarà così.

Succede che non si guarda allo specchio perché vedrebbe riflesso solo il senso di colpa, la vergogna e il disgusto per se stesso.

A volte succede che vomita. In genere marrone, se al binge eater è capitato sotto mano molto cioccolato. E questo lo fa sentire ancora più ripugnante e colpevole.

Un binge eater quando mangia sicuramente fa impressione. Io non lo so bene, non ne ho mai visto uno dall’esterno.
Un binge eater perde la sua dignità ogni volta che cede e mangia.
Un binge eater alla fine non è più umano.