Quarta fase: vittoria di coscienza

  • Leo 
nella quarta fase del binge eating si fa pace con il cibo

L’unica soluzione per eliminare il binge eating è restare molto tempo da soli e con poco cibo in casa.

Così facendo il binge eater avrà potenzialmente tutta la giornata per ingozzarsi ma poco a sua disposizione da mangiare.

In ogni caso, anche se avesse le dispense piene, non riuscirebbe fisicamente a mangiar tutto il giorno e anche se le crisi di fame si possono ripetere più e più volte al giorno, avrebbe comunque il senso di totale pienezza.

Il binge eater, anche se limitatamente, può riprendere l’autocontrollo. E con l’autocontrollo la dignità.

Non è più costretto a ingoiare merda, può fare una selezione del cibo da inghiottire. Riesce a ricostruirsi degli orari in cui mangiare e delle quantità.

Il binge eater può sconfiggere la malattia solo nel momento in cui ne è totalmente assorbito.

Nel momento in cui riesce a riprendere coscienza del cibo, si permette di consumare dolci o cibi prima proibiti anche davanti ai coinquilini.

Questo può farlo sentire molto a disagio all’inizio, ma poi torna a concepirla come una cosa normale.

Il binge eater deve affrontare chi si era complimentato per la sua alimentazione quando non lo era affatto e tornare ad essere un mangiatore medio che si permette certi sfizi anche in pubblico.

Quando agli sconosciuti pare che lui stia facendo un passo indietro, in realtà lui ne ha fatti tre avanti.

Da lì ad eliminare il binge eating è ancora lunga.

Il binge eater nel corso dei mesi ha accumulato una certa soddisfazione nel rubare e ingurgitare cibo e smettere è una vera sfida.

Prima i furti si fanno meno consistenti, lentamente anche più sporadici.

Il binge eater, procurandosi dei cibi soddisfacenti anche di fronte a del pubblico, non ha più necessità di trafugarli.

Lentamente torna ad avere le fattezze di un umano e seppellisce le bestia che c’è in lui.

Il binge eating è in atto da mesi e ha provocato danni al corpo che per il binge eater sono imperdonabili, soprattutto uno: l’aumento del grasso corporeo.

Questo però non gli impedisce di poter tornare a sorridere.

Lentamente si rende conto di essere una persona normale. Smonta i muri creati tra sé e la vita comune, esce dalla bolla di inadeguatezza che si era creato. Zittisce il disprezzo e sposa la vita.

Il binge eater lentamente diventa un ex binge eater. Diventa quello che era prima, ma con più consapevolezza.

Torna nuovo in una vita già vissuta. Torna ammaccato fuori, ma vivo dentro. Si cura, cerca di mangiare bene, cerca di essere il meglio di sé stesso.

L’umano riprende forma. Lascia da parte la pesantezza, riprende in mano la felicità.
E se la storia sembra avere un lieto fine, purtroppo non è così.

Il binge eating non si supera, non si sconfigge. Bisogna imparare a conviverci.

Una volta affetti da questo disturbo alimentare, è difficile guarire.

Testimonianze parlano di persone che ne soffrono da vent’anni della propria vita. Si può migliorare. Dopo la prima volta, si impara a riconoscere i sintomi e si conoscono gli effetti e i rischi, ma è difficile controllarlo.

Il binge eating è una bestia nera che ciclicamente si fa vivo a chi ne è affetto. Rimane come una piccola macchia nella mente che a volte, apparentemente senza alcun motivo, esplode in tutta la propria potenza.

Non c’è lieto fine a questa storia, non ci sono vincitori. Ma non ci sono neanche perdenti. Nessuno perde, nessuno fa un passo indietro. Nessuno è debole. Questa è malattia.
Ci sono periodi di normalità, periodi di anomalia. Periodi tranquilli, altri esageratamente ansiogeni.

Il binge eating aumenta il livello d’ansia esponenzialmente.

Eppure, come tutti i momenti grigi della propria vita, va affrontato con forza di volontà e decisione, consapevoli che prima o poi potrebbe tornare.

Il cibo non deve essere il nemico. Non deve essere demonizzato. Non deve neanche essere osannato, d’altro canto.

Il cibo deve essere routine, come lo è sempre stato. Deve essere come qualcosa di normale e conosciuto, non deve ricoprire le sembianze di un mostro.

Il binge eating invece lo è, almeno all’inizio.

Con il passare del tempo, il binge eater deve scendere ad un silenzioso patto. Deve conoscere i propri punti deboli e farne dei punti di forza. Deve sapere quando potrebbe essere preso di nuovo alla sprovvista da questo disturbo alimentare per non farsi trovare impreparato. Deve riuscire a convivere il più serenamente possibile con la propria testa.

Sembra impossibile, ma è l’unico modo per vivere da persone comuni. È l’unico modo per non sprofondare, per avere un minimo di amore per se stessi.
Il binge eating non va sottovalutato, non va schernito, non va odiato.
Bisogna prenderlo così com’è. Così come può essere una febbre, che prima o poi ritorna. Così come può essere una delusione, che non sarà l’unica.

Bisogna curarla, indagare a fondo sulle cause scatenanti e andare a combattere i meccanismi suicidi del proprio cervello.
Tutti i disturbi alimentari cambiano la vita.

La fanno a pezzi, mettono in ginocchio le proprie sicurezze, demoliscono l’autostima, sotterrano la razionalità. I disturbi alimentari segnano sin nel profondo chi ne è stato affetto perché conosce cos’è il dolore e la solitudine. Conosce cosa vuol dire combattere contro qualcosa di più grande di se stessi, qualcosa che non è razionale.

Conosce cosa vuol dire rimanere sempre allerta.
Non si guarisce mai dal binge eating, si impara solo a domarlo.