Consueta Epopea

Lui è un individuo comune, pensate al nome più usato del mondo e si chiamerà così.
Che nessuno la prenda sul personale ma il nostro uomo si chiama Marco (sì, ognuno di noi ne conosce almeno uno, ammettetelo).

Un lavoro normale, una vita normale, forse l’unico dettaglio degno di nota è il fatto che il nostro uomo sia leggermente più solo della media, ma ammettiamolo, quanti di noi possono affermare con decisione di non sentirsi un po’ soli in fondo?

Questa è la storia di Marco, un piccolo uomo in un mondo di gente che sogna la grandezza, questa è la storia di uno che ha capito tutto dalla vita e che non soffre più per la sua esistenza modesta e contenuta, lui ha davvero imparato ad accontentarsi, per quanto mi riguarda Lui ha vinto davvero la gara eterna dei nostri giorni. Lui è felice.

C’è solo una macchiolina nella vita di questo individuo felice nei limiti, ma per spiegarla guardiamolo vivere una giornata come tante, magari un lunedì, la monotonia fatta a giorno.

8:30 sveglia che suona con il classico bip-bip-bip, la sveglia è di una nota marca di elettrodomestici vari, è nera, dalla linea squadrata e moderna, i numeri sono digitali rossi e per spegnerla devi premere il bottone in alto a sinistra. Marco la spegne dopo nove serie di bip-bip-bip che durano esattamente trenta secondi, messa a tacere la sveglia si mette a sedere sul letto e compie dieci respiri profondi perché ha letto su internet che questo aiuta il risveglio. La pratica dura altri trenta secondi.
Siamo arrivati alle 8:31 e il nostro uomo si alza per andare in bagno a fare pipì, questo richiede solo due minuti e alle 8:33 Marco è in cucina a prepararsi latte e cereali. Questa settimana è felice perché si è concesso di comprare i cereali al cioccolato, e nonostante la società lo consideri un adulto i cereali al cioccolato ancora lo fanno sentire di buon umore e gli allietano la giornata. Già qui la macchiolina, il neo, nella tranquillità della sua vita, inizia ad insinuarsi:

Marco possiede due tipi di posate: quelle con il manico blu scuro e quelle con il manico verde militare. Ora, il nostro uomo gradisce mangiare le pietanze dolci con le posate blu mentre le salate con quelle verdi (non chiedetevi perchè, ognuno di noi ha queste piccole manie, anche se non le ammettete con gli altri qui potete essere sinceri, siete fra amici). Esse posate sono divise nel cassetto in alto a sinistra in cucchiai, forchette, coltelli e cucchiaini ma non per colore. Marco ogni santa mattina caccia la mano nel cassetto e ne estrae per primo sempre e solo un dannato cucchiaio verde che lo mette di fronte ad un bivio: fare una colazione salata o ricacciare la posata nel cassetto e pescarne una blu?

Il mese scorso, dopo giorni di ragionamenti Marco ha deciso di provare a consumare una colazione salata, in fin dei conti in moltissimi paesi del mondo questa è un’abitudine consolidata, e così facendo l’imprevisto del cucchiaio che tanto lo indispone dovrebbe venir meno.
Quel lunedì mattina Marco estrasse dal cassetto un cucchiaio blu.
Lo fissò per almeno venti secondi, vuoi il sonno, vuoi lo stupore, vuoi la leggera incazzatura verso il mondo, il destino e più in generale il globo intero, Marco rimase interdetto a fissare il maledetto manico del maledetto cucchiaio.
La colazione dovrebbe terminare alle 8:43 considerando che la mattina sarebbe bene mangiare con calma, masticando bene (o almeno, così consiglia un blog di salute su internet). Marco termina però la colazione mediamente alle 8:43 e dieci secondi.
Recatosi in bagno la doccia dura sette minuti precisi e alle 8:50 il nostro moderno guerriero è pronto a vestirsi, pratica che dovrebbe richiedergli altri sette minuti, se non che ogni volta che l’uomo necessita dei calzini lunghi, dovendo mettere il completo scuro, si imbatta nei fastidiosi fantasmini (quelle calze molto corte che quasi non escono dalle scarpe). Essi calzini cortissimi, con le calzature rigide nere, gli scivolerebbero sotto al piede creandogli quella sensazione che fa rabbrividire tutti noi e ci costringe ad accostarci ogni due minuti per cacciare le dita nelle scarpe e recuperare il calzino che ormai funge solo da copri-dita-dei-piedi.

Badate bene un dettaglio molto importante di questa storia: il guerriero Marco, eroe dei nostri giorni, non è assolutamente al corrente di tutti questi calcoli astrali che vi sto narrando, lui si limita a vivere la sua vita compiendo semplicemente le stesse identiche azioni ogni giorno (o quasi) della sua vita.

Trovati finalmente i calzini adatti (che ovviamente sono SEMPRE gli ultimi che vengono pescati) Marco si veste e si appresta ad uscire. A destra della porta di ingresso c’è una scodellina in ceramica contenente diversi mazzi di chiavi: quelle di casa, della macchina, di casa di sua madre, quelle della cassetta della posta e quelle della cantina. Il lunedì mattina Marco prende la metro per andare al lavoro perchè è risaputo che di lunedì mattina nelle città c’è molto traffico. Ebbene, le chiavi che troneggiano sopra a tutte saranno quelle della macchina e, destino vuole, quelle di casa saranno sempre sul fondo ben nascoste ed aggrovigliate insieme a tutti gli altri portachiavi. Facciamo un esperimento e osserviamo la stessa scena di mercoledì, quando il paladino epico si appresta a prendere la macchina dato che il traffico è moderato in quel giorno della settimana: potreste scommettere tutti i vostri averi ad occhi chiusi che le chiavi sul fondo saranno quelle dell’auto.

Lentamente il livello di odio nei confronti del destino, del caso, del mondo e del globo in generale si fa spazio nella tranquillità della vita di Marco che ora si accinge a scendere le scale, rigorosamente a piedi (sempre lo stesso blog di benessere che consigliava calma nel cibarsi di mattina suggeriva di preferire sempre le scale agli ascensori… si, nel caso ve lo stiate chiedendo l’autore dei suddetti articoli è Capitan Ovvio in persona).

L’abitazione del nostro individuo si trova a duecento metri dalla metro, questo significa che ad un buon passo in una giornata di meteo favorevole, trascorreranno quattro minuti da che Marco chiude la porta a che egli arrivi al binario sotterraneo, questo accade ogni lunedì mattina alle 9:03.

L’arrivo della metro varia dalle 9:05 alle 9:07 in base a diversi fattori più o meno rilevanti quali: scuole in gita, saldi, prefestivi, incidenti, minacce di attacchi terroristici e imminente fine del mondo. Ovviamente sono posizionate dalla più spaventosa alla più sopportabile. Se foste degli impiegati in una grande città italiana affollata sapreste che branchi di ragazzini ormonalmente attivi e branchi di figlie di papà assetate di sangue (e di scarpe nuove a metà prezzo) sono le calamità più grandi che possano accadere all’interno di un treno alle 9:05 del lunedì mattina. L’imminente fine del mondo sarebbe una banalissima liberazione dalle due calamità sopracitate.

Tornando al nostro uomo oggi è un lunedì mattina tranquillo e alle 9:05 in punto arriva il treno sotterraneo che lo porterà in sei minuti alla fermata più vicina al suo ufficio. Dato che il mezzo di trasporto stamattina è in orario, Marco, una volta salito in superficie, si troverà davanti ad un marciapiede semi-deserto, dovrà compiere solo un paio di slalom per evitare una vecchietta con il carrellino contenente la spesa appena fatta e un ambulante intento ad allestire il suo posto di lavoro. Compiamo un altra volta l’esperimento e osserviamo il nostro eroe il lunedì mattina precedente:
la metro, arrivata alle 9:07, è affollata di ragazzini con in spalla ingombranti zaini contenenti evidentemente chili e chili di pranzi al sacco, questo comporta che il nostro paladino sarà costretto a compiere la sua traversata completamente appiattito contro le porte sudice del treno che gli conferiranno immediatamente una sensazione di sporco che si porterà appresso per tutta la giornata.
Una volta sceso dal dannato mezzo di trasporto e risalito in superficie, Marco, si troverà a compiere dai cinque ai sette slalom in mezzo alla folla più due extra di salvataggio della propria vita e della propria incolumità fisica: vecchia con carrello e ambulante sono una costante, si aggiungerà tipa che non sa camminare sui tacchi e che probabilmente si sta dirigendo ad un colloquio di lavoro per un posto di segretaria, mamma che trascina la bimba di tre o quattro anni che stamattina si rifiuta di andare a scuola e punta i piedi, sciura che sta portando a spasso l’indisciplinato cane-topo che tenta il suicidio più volte sotto alle suole del nostro eroe, due fattorini che stanno trasportando probabilmente UNA RIPRODUZIONE IN SCALA 1:1 DI UN RINOCERONTE DA ARREDO e che attentano alla vita del malcapitato che rischia di essere appiattito sull’asfalto come nel migliore dei cartoni animati della W.B. e ultima, ma non per importanza, commessa del negozio di abbigliamento in apertura che sta lavando il pezzo di strada immediatamente davanti all’ingresso e che, munita di scopa e secchio d’acqua, attenta all’integrità e alla pulizia del completo CHIARO di Marco.

La strada che separa la metro dall’ufficio è di circa 100 metri e dal momento in cui Marco scende dal mezzo di trasporto al momento in cui timbra il cartellino all’ingresso passeranno due minuti.

Il lunedì mattina tranquillo l’eroe scende dalla metro alle 9:11 e timbra il cartellino alle 9:13, regolare come il mal di pancia quando devi andare in piscina, mentre il lunedì mattina targato “Inferno” il nostro paladino, distrutto già dall’esistenza, dal caso, dal mondo e più in generale dal globo intero, non timbrerà il cartellino prima delle 9:17.
Considerando che Marco dovrebbe timbrare esso cartellino alle 9:15 potete dedurne che la minima variazione di 4 minuti (costituiti interamente da imprevisti delle giornate “no”) significa molto per Lui e, come molti di noi avranno sperimentato, non si capacita di come sia possibile che, pur compiendo sempre le stesse identiche azioni, alcuni giorni non ci sia verso di farli funzionare.

In questo lunedì mattina tranquillo e felice nella norma, Marco, varcherà la soglia del suo ufficio da assicuratore con passo rilassato, appenderà il cappotto all’attaccapanni, avvierà il pc e, adocchiando l’esigua pigna di scartoffie ordinate sull’angolo esterno destro della sua scrivania, deciderà di recarsi alla macchinetta del caffè, coccolarsi con una cioccolata, e intraprendere una breve ma piacevole conversazione con Claudia, la collega carina arrivata da poco che è stata sistemata qualche ufficio più in fondo. Tornando verso i propri doveri ne concluderà che la sua vita non è male, che il suo lavoro tutto sommato è tranquillo e che il sorriso di Claudia è un evidente segnale di simpatia ed apprezzamento.

Ma diamoci per l’ultima volta alla disciplina del Salto nel Tempo e atterriamo in uno di quei Lunedì Inferno nel quale Marco, eroe contemporaneo, sta entrando in ufficio già leggermente sudato, appena varcata la soglia noterà una torre insolitamente imponente di fogli mal disposti su entrambi gli angoli esterni della scrivania, da essa montagna di fogli deduce che anche oggi dovrà tirare fuori dal cassetto in alto a destra lo striscione che riporta la scritta “BENTORNATI STRAORDINARI” con sottotitolo “addio vita sociale”. Avviando il computer si ritroverà davanti l’odiatissima schermata azzurra degli aggiornamenti che lo costringerà ad attendere (e quindi sprecare) almeno dieci minuti, per trascorrere i quali si recherà alla macchinetta trovando Luca, l’odiato collega che da giovane è sicuramente stato il primo della classe e quattro volte eletto dipendente dell’anno, flirtare esplicitamente con Claudia, che elargisce sorrisi manco fosse ad una svendita.

Questa è la storia di un individuo comune, di nome Marco, un uomo che ha capito tutto dalla vita, un individuo che ha saputo fare pace con la rincorsa alla grandezza, terribile ossessione dell’essere umano contemporaneo, Lui che si può descrivere come una persona felice nella norma della sua esistenza modesta e contenuta, semplicemente Marco, l’uomo che più di chiunque altro odia gli imprevisti (e le sfighe) della vita quotidiana.