Determinante

  • Leo 
un panno steso al vento che cerca la libertà come le pagine con sfondo il cielo

Dopo tanto tempo, apro di nuovo gli occhi. L’aria passa tra le pagine, quasi ci fischia in mezzo. Una brezza leggera mi accarezza. Non avevo mai sentito il vento sulla pelle. Non so neanche quanto tempo sia passato dall’ultima volta che ho visto la luce. Sembrano passati secoli, nei quali il mio cervello vuoto era spento in un angolo buio, abbozzato in una delle pagine delle decine di quadernetti pieni di noi scarabocchi.

Per la prima volta, vedo il cielo azzurro, per la prima volta vedo il mondo non filtrato dai vetri spessi della casa che è stata per me una prigione. Un panno appeso ad una finestra si muove al vento. Sento il sapore di libertà, guardandolo. Voglio essere anch’io libero come lo è lui, libero di correre spensierato al ritmo della musica della natura. O forse anche lui finge soltanto di essere libero, perché da quei fili non si può staccare.

Sento degli schiamazzi, poi un dito mi trafigge la pancia. Sussulto. Papà. Papà! Mi sta guardando di nuovo! È di nuovo lui, e sta guardando me! Mi sta toccando, mi sta guardando! Allora ti ricordi di me, papà! Ti ricordi di me! Io… io lo sapevo, lo sapevo! Sapevo che un giorno saresti tornato a prendermi! Sapevo che un giorno mi avresti voluto bene! Non sto più nella pelle, voglio correre dalla gioia, voglio raccontarti un sacco di cose, papà, devi aiutare anche i miei amici! Sono lì, da qualche parte, se cerchiamo tra i tuoi quadernini li troviamo! Loro erano davvero simpatici, sai? Dei grandi personaggi, davvero papà!

Però… se poi ti piacessero di più loro di me? Mi mordo un labbro, proprio come fai tu, papà. No, forse andiamo a recuperarli più tardi i miei amici, prima devi cancellare questo “NO” dalla mia pagina e rimettermi in gioco. Però hai un’espressione strana. Molto strana. E non sei solo. Chi è quell’altro lì? Mandalo via, io voglio stare un po’ di tempo solo con te. Come avevamo fatto quella volta. Quell’unica volta, prima che tu mi abbandonassi. Quella volta in cui ancora credevi in me. Voglio stare con te come mai è stato in tutto questo tempo. Mi devi delle spiegazioni, mi devi dire qualcosa. E poi magari possiamo ridere insieme, come tutte quelle cose felici che disegni tu di solito. Dai papà, non ti deluderò di nuovo.

Però quel tizio non se ne va, anzi. Ridacchia guardandomi. Perchè ridi di me?
<<Max, cazzo se disegnavi male>> ride di gusto <<Guarda che diavolo di capelli gli avevi fatto! Quanti anni avevi?>>
Anche Max ride. Così è questo il tuo nome. Max. Tu sei Max, e ridi di me. Forse dovrei chiamarti Max, non papà. Papà è troppo dolce come nome. Mi viene più facile odiarti se ti penso come Max.
<<Ma che ne so, venti forse, ventuno al massimo. Era quando ancora non avevo pubblicato nulla>>

<<E chissà perchè! Senza offesa eh, ma facevano proprio schifo sti disegni>>.
Ridono. Ridono ma a Max si è disegnata sul volto una leggera smorfia di offesa. Oh allora un pochino ti dispiace se quell’idiota del tuo amico insulta i tuoi figli. Strano, pensavo io fossi solo un “NO” ai tuoi occhi. Allora sai cosa vuol dire essere delusi! Allora lo sai!
<<Sì ma guarda ora>> Max prende in mano un fumetto, lo apre su una pagina che cerca con attenzione. <<Prima>> mi indica <<e dopo>>.

Indica un disegno su quella pagina. Mi sento il cuore scoppiare, le gambe farsi molli. In quella pagina c’è Charlie. Occhi color ghiaccio, ricci rossi scomposti al vento. Sguardo tagliente, sorriso beffardo, nelle mani imbraccia un fucile. È vestito più o meno come me, non troppo curato. Ai polsi porta due bracciali. I miei due bracciali. Non riesco neanche ad arrabbiarmi. È così perfetto, così meraviglioso. Scolpito con i colori nella pagina, vitale, affascinante. Incrocio il suo sguardo, mi sembra addolcirsi per qualche istante. Vorrei andare da lui per dirgli quanto io lo ammiri, quanto lui sia il mio sogno. Quanto poter essere amato da papà come lo è lui sarebbe stato bello. Sarebbe stato meraviglioso.

<<Però devo ammettere che questa>> Max passa un dito su di me <<è stata la bozza che mi ha fatto capire come doveva essere Charles. Ne avevo disegnate un sacco di versioni prima, ma mai avevo disegnato un ragazzino che sembra così debole ma che invece è così malvagio>> sorride.

<<Subdolo>> il suo amico ride, guardandomi.

Subdolo ma sono stato io a dare vita a te. Io sono stato determinate. Guardo quel disegno, bellissimo. Tu senza di me non saresti esistito. Senza di me non saresti stato neanche una bozza, eppure, senza chiedermi il permesso, mi hai usato e ora brilli nella gloria. Senza di me non saresti nessuno. Lo vedo dalla sua pagina muoversi appena, per non farsi vedere. Mi fa l’occhiolino. Mi vuole bene. Sorrido.

Mi sono appena reso conto che colui che lo ha creato è il mio stesso padre, ma in un certo senso sono io il suo papà. Se non fossi esistito io, forse lui sarebbe stato presente tra queste pagine, ma non sarebbe così. Non avremmo in comune tutti questi lineamenti, non avrebbe avuto in eredità i miei braccialetti. Prendo un lungo respiro. Io ti prometto, Charles, che io non ti abbandonerò mai. Io sono fiero di te. Sono fiero di quello che hai raggiunto, tu sei il completamento della mia vita. Io non farò come mio padre fece con me, io non ti dimenticherò. Io non ti tradirò. Tu sei la mia grande gioia, sei il mio lieto fine. E anche se io resterò chiuso in queste pagine per il resto dei miei giorni, tu ricordati di me e fammi vivere insieme a te quello che mai ho vissuto.

Chiudo un istante gli occhi, sono davvero egoista. Ma dopotutto, io sono nato per essere cattivo, e mio figlio ha incarnato quello che io non riuscito ad essere. Lui è il crudele, il distruttore. E posso comunque amarlo anche sapendo che sarà malvagio?

Lo guardo: già tutti lo odieranno, non posso ripudiarlo anche io. Sono l’unico affetto che mai conoscerà in questo mondo infimo, più di quanto qualsiasi antagonista possa essere.

Una folata di vento più forte mi fa rabbrividire, scombussola tutto, le pagine si girano da sole, indomabili, mi trovo di nuovo nella semi oscurità. Riesco a sbirciare nella fessura di luce e vedo il panno che si ribella, vola via leggero trasportato dal vento. Sorrido. Allora lui è libero davvero. Mi mordo un labbro.
Papà, sono libero anche io. Non mi deluderai di nuovo.