Dieci anni di Racconti

  • Leo 
un esploratore di dieci anni e la sua mappa

La vita davanti me non è affatto breve
ma mi chiedo quanto in realtà lo sia,
dato che mio nonno se n’è appena andato via
tra i dolori di una allucinante febbre.

Io non so ancora come sarà la mia
anche se le idee le ho ben chiare:
tutti i miei amici sognano lavori che tutti voglion fare
come il camionista, il pilota o il pompiere.

Io no, da mio nonno ho imparato il suo mestiere
e da grande voglio essere come lui:
forte, gentile e che pensa al bene altrui.
Se a dieci anni ho ancora paura del buio la notte
e dei mostri sotto al letto
non ho paura del bambino che mi sfotte
e di quelli che han detto:

“che brutto, nessuno lo vorrebbe fare!”
eppure io no, sono fiero di imparare!

Quando chiudo gli occhi sento le sue parole,
dolci come il miele,
semplici come briciole
ma che gonfiano le vele
della mia fantasia
e con il sogno mi fan volar via.

Mi raccontava dei posti che aveva visto
e delle persone che aveva incontrato,
così diverse da quello che aveva previsto
quando sulla carta aveva tracciato
le linee guida da seguire sulla mappa
alla ricerca di un mondo che a noi scappa.

Tornava indietro nel più profondo nulla
dove non si conosce altro che il suono
dell’acqua e la natura che dolce culla
gli umani in cerca di perdono.

Mio nonno fu esploratore
senza troup televisive o navigatore,
mio nonno viaggiava per imparare
e non per poi poterlo raccontare.

Lui era quello che volava,
quello che nuotava,
quello che l’acqua trasportava.
Mio nonno era natura
piena, forte e pura.

Vide il deserto, le cascate,
le montagne e i cortili
delle case abbandonate
da quei giovanotti vili
che non vollero restare
ad accogliere l’esploratore.

Anche del forte odore
della natura più selvaggia
che disgusta e amareggia
il turista senza onore
mi raccontava fiero
mostrandomi le cicatrici del dolore
che lo rese un eroe vero.

Difficile la vita da esploratore!
Però io non ho paura o timore
di viaggiare solo
quando i compagni lo avevano abbandonato
stanchi, sdraiati al suolo.

Forse è stato lui il più fortunato
a poter godere della vista
dei luoghi brulli e desolati
sfuggiti alla conquista
di quei tanti scienziati
che come lui si arruolarono in lista.

Da vero eroe quale era
mio nonno mi insegnò che la vita è nera
solo se la si vuole pensare tale:
la vita è un dono senza eguale!

Così diceva ed ora io,
nella mia camera a luci spente,
traccio linee sulla mappa che Dio
mi ha lasciato nella testa:
il suono forte di chi sente,
il coraggio di chi non si arresta,
esplorerò il mondo e la vita
fino a quando quella non sarà finita.

E non in aereo, come tanti fanno,
ma a piedi, in bici o in nave mi vedranno
solcare terre sconosciute
per ampliare le mie vedute.

Giocherò con i girasoli,
fischiettando le canzoni che lui diceva,
che una volta soli,
tenevano in vita l’uomo che credeva.

Tenere il passo è l’importante,
mai fermarsi, ritmo serrato,
così che l’esploratore vagante
non avesse il tempo di sentirsi abbandonato.

Incontrerò persone dai vestiti diversi
da quelli che indosserò nel giorno
in cui finalmente partirò, senza un sicuro ritorno,
e se spesso saranno a me avversi
non infliggerò loro dolore
perchè il male è per chi scambia la virtù con l’onore.

Solcherò i mari con altri come me,
che vivono per vedere cosa c’è
oltre le linee del nostro confine
sperando che non mi abbandonino solo tra le rovine.

Ma anche se fosse, non tornerò a casa piangendo
perchè mio nonno mai si arrese combattendo
contro la fame, il freddo e lo sconforto:
un vero esploratore cammina fino a quando è morto.

Ora che il sole è sorto,
devo attuare i sogni della notte.

Si comincia da oggi a prepararsi per il mio futuro
e scrivo sulla mia mappa tutte le rotte
che seguirò con fermezza e polso
senza mai alcun rimorso.

Da quando ero un nasciuto,
fino ad ora, dopo anni,
sono stato preso dagli affanni
di giocare e divertirmi:
ma ora il dovere si fa prepotente,
non posso più stare qua a crogiolarmi
senza fare niente.

“Figliolo, tuo nonno era un soldato
non ha viaggiato per amore della scoperta,
è andato per difendere coloro che aveva amato.
Hai idea degli orrori che la guerra porta?”

Ed è per questo che prenderò solo il meglio del suo mestiere
trasformando il soldato in esploratore.

A dieci anni lasciami capire con innocenza
quella che voi ricordate solo come pura violenza.