Dream

Penso sia passato circa un mese dalla mia fuga con svenimento e le cose qui a Maggot vanno divinamente.

Ricordo che dopo dieci giorni dal misfatto suonò alla mia porta un uomo alto, vestito con un bellissimo completo scuro, faccia severa ma distesa e una voce calda e autoritaria. Aprendo la porta ero molto impaurito, non sapevo cosa aspettarmi, temevo mi avrebbero cacciato prima dagli alloggi e poi dalla città.
Con mio grande stupore l’uomo invece mi disse semplicemente:

“E’ con grande piacere, 32, che le comunico di essere stato selezionato per prendere parte alla nostra formazione speciale. Sa a cosa mi riferisco?”
Io impietrito e anche vagamente intimorito da questa figura autoritaria e sicuramente importante risposi un flebile: “No, signore”
“Per il coraggio, e per le doti di intuito e logica da lei dimostrate, le comunico che diventerà un Gobble, 32.”

Io.
Un Gobble.

Di colpo tutti i sogni che avevo, le speranze che questa dolce dolcissima madre di nome Maggot mi aveva regalato e alle quali io avevo voltato le spalle, tornarono in un secondo a risplendermi nella testa e nel cuore. Ce l’avevo fatta.

Non riuscii a trattenere la gioia e gli occhi mi si riempirono di lacrime calde e liberatorie, dopo tutti quei giorni di indifferenza avevo totalmente smesso anche solo di sperare in un risvolto positivo della mia vita in questa città. Ero impaziente, avrei voluto iniziare quel giorno stesso, ma le sorprese non erano ancora finite. Dopo qualche secondo, infatti, l’uomo alla porta aggiunse:

“Raduna al centro del tuo alloggio tutti gli oggetti a cui tieni, verrai trasferito, e solo ciò che sarà da te sistemato in quel punto verrà raccolto e ti seguirà. Ti consiglio di portare solo quello a cui sei davvero legato, vorrai spazio per tutte le cose che potrai permetterti da Gobble.”
Detto questo si girò e sparii dentro all’ascensore trasparente, io stetti immobile sulla porta ad osservarlo fino a che non venne inghiottito verso il basso, quasi a volermi accertare che non fosse frutto della mia fantasia.
Quando richiusi la porta vi appoggiai le spalle contro e scivolai lentamente sul pavimento sedendomici. Osservai per qualche minuto tutto quello che mi circondava, tentando di ricordare i vari momenti nei quali avevo acquistato tutta quella roba.

Decisi infine di portare con me solo qualche vestito, scelsi fra quelli più belli e costosi (volevo fare una buona impressione a chi mi avrebbe istruito e agli altri Gobble) e una sola foto di quelle appese alla parete-collage. Quello scatto raffigurava il quarto in alto a sinistra della mia faccia, appoggiato alla parete subito sotto alla finestra del mio alloggio dalla quale si vedeva il cielo turchese come al solito ma con una piccolissima e appena accennata nuvola sullo sfondo.

Scaraventai tutto sul pavimento in maniera disordinata e frettolosa, non sapevo quando sarebbero arrivati e cosa o chi avrei dovuto aspettare. Passarono alcuni minuti e decisi di cambiarmi, volevo indossare qualcosa di bello, di appropriato. Scelsi un completo verde scuro, misi sotto una t-shirt bianca e infine un paio di scarpe eleganti ma informali, nere lucide, con la suola color sughero. Mi sedetti di nuovo sul divano e attesi.
Passati altri quindici o venti minuti decisi di riordinare tutto quello che giaceva abbandonato a terra, quindi piegai i vestiti, dividendoli in pigne: i pantaloni, poi le camicie, le t-shirt e infine le giacche e i maglioni. Solo due paia di calzature oltre a quelle che indossavo, e la foto da me scelta poggiata dentro ad una scarpa sportiva.

Restai così immobile e composto sopra al mio immenso divano rosso ad aspettare per circa due ore, non riuscivo a pensare o a fare nulla, ero così immerso ad immaginare come sarebbe stato essere un Gobble che qualsiasi altra cosa passava in secondo piano. Non avvertivo fame, sete o stanchezza, l’adrenalina era tale da invadere ogni singola cellula del mio essere, dei miei sogni e pensieri.

Poi finalmente il campanello, mai suono fu più melodioso alle mie orecchie.
Saltai in piedi come se fossi stato pizzicato da un ragno e mi precipitai alla porta.
Era lo stesso uomo di prima, mi guardò da testa a piedi, poi si sporse leggermente ed esaminò i miei vestiti radunati davanti al divano e con un mezzo sorriso si voltò e si incamminò verso all’ascensore. Subito lo sconforto di un abbandono senza ragione, lo fissavo incapace di reagire:
“Mi segua”
Lo disse mentre, senza voltarsi, era già arrivato a metà corridoio.

Inutile dire che partii con uno slancio proprio solo dei felini e in un attimo fui un passo dietro di lui.
Con l’ascensore scendemmo fino al piano dalla moquette verde smeraldo che mi aveva estasiato il giorno della mia fuga. Quando le porte si aprirono e l’uomo si incamminò lungo il corridoio provai un’indescrivibile sensazione di incredulità mista ad entusiasmo che stentavo a trattenere, fosse stato per me avrei inziato a saltare e piangere di gioia ma non mi scomposi.

Entrammo in una stanza a sinistra, sulla porta una targhetta dorata finemente incisa, riportava un grosso numero “11” e sotto, in corsivo, “Leonardo”. Quando lessi questo nome mi suonò strano ma incredibilmente familiare, toccò qualche corda profonda del mio essere, ma mi sentivo come un cieco, brancolavo nel buio e tra le mani potevo avvertire la consistenza di un oggetto già visto e conosciuto.

Il nuovo alloggio è magnifico.
Il divano è blu elettrico, grande almeno il doppio di quello che possedevo prima e di forma tondeggiante. Il bagno ha una vasca idromassaggio tonda, posizionata sopra ad un rialzo che mi permette di guardare fuori dalla finestra mentre sto facendo il bagno. In cucina il microonde è così grande che posso scaldare due pietanze insieme e il frigo è di quelli a due porte, con l’erogatore di acqua fresca esterno.

Mi hanno dato in dotazione un telefono che per questioni di sicurezza non posso utilizzare fuori dal mio alloggio. D’altra parte se qualcuno divulgasse immagini dei Gobble gli abitanti soffrirebbero ancora di più nel vedere tutto ciò che facciamo per loro e che loro non possono fare.

I ritmi per noi Gobble sono difficili e stancanti, ci muoviamo unicamente di notte e unicamente con la bicicletta che ci danno in dotazione, essa è fedele amica e prolungamento del nostro essere. Nonostante la fatica amo essere parte di questo esercito di privilegiati, noi abbiamo in mano le sorti dell’intera Maggot, siamo i Babbo Natale Guerrieri che tutti vorrebbero essere.

Siamo Eroi.