Frame

con lei piovono cornici frame dal soffitto

Aurora.
Passo e chiudo.

Ho questa strana sensazione allo stomaco.
Caldo.
Ho questa calda sensazione allo stomaco.

C’è lei sul sedile del passeggero e io che le faccio da autista in una notte di freddo a metà in cui tutto sembra caramellato e noi ci rimaniamo appiccicate per i piedi.
Macadam sta seduta tempesta buttando la testa indietro alla ricerca di un cielo stellato poco città.
Macadam non la puoi sgretolare anche se è fatta di tanti piccoli sassolini tenuti insieme dalla pressione dell’Universo.

Siamo così arrivate dove trascorre le notti tranquille e l’aria che sgomitava per entrare dai finestrini ci ha tenute in vita. Sono cento scalini a piedi che sanno di “old but gold” e c’è odore di cose passate. Tante cose passate. Troppe.

Lei è frenesia preoccupata che sia tutto in ordine, io appiccicata ai vetri delle finestre non so far altro che accendermene una dopo l’altra e stare immobile a intossicare il dentro e il fuori. Parliamo di flash e lampi comandati, parliamo di svenimenti e bello vero, parliamo di vuoti d’aria e vuoti allo stomaco e vuoti nella testa.
Assurdo riempire il vuoto silenzio con parole di vuoti.

La vedo appassire sulla sedia che assomiglia alle foglie scaraventate a terra che posso vedere attraverso i suoi occhi finestra. Posso vederle l’anima aleggiare ad un centimetro da terra, effetto 3D. Si trascina dietro questa pesante anima e la strattona e mi dice che ha voglia di abbracci. Così stringo forte lei e questo strano fantasma macigno e sembra che stiano tornando una cosa sola. Le sto spingendo l’anima dentro al corpo, a forza la spingo, forte premo, non so vederti così.

Questo stronzo spettro non ne vuole sapere e continua con il suo aleggiare fuori sede e lei dice di avere la soluzione e preparati perchè parte il viaggio.

E’ tutto bianco intorno, è tutto nero intorno, e ci sono così tanti grigi da far invidia ai quartieri alti. Macadam ha indossato la sua anima che ora è un completo di Chanel e sfila avanti e indietro da ferma, la sua immagine è rovinata impressa sulla vecchia pellicola che mi scorre dietro la retina, ho questo film nei bulbi oculari e inizia con il rumore di applausi e risate morte (solo tu ci puoi salvare Chuck).

Regina indiscussa di questa scena dal sapore #vintage #retrò sfila da ferma e inizia a piovere arte. Hai capito bene, dal soffitto cade come pioggia tutta l’Arte del Mondo, e lei è arte ma non giace al suolo. Macadam avanza, lentamente avanza, e calpesta tutte queste cornici afone e sembra risvegliarsi pian piano dal magico grigio.

Lei danza lenta sotto questa pioggia di cornici frame che cadono senza rumore ma si frantumano forte, e Macadam balla e ci cammina sopra, e diventa a colori.
Ha la voce di arpa e l’espressione di angelo a occhi chiusi, illumina la stanza, illumina i frantumi di questa Arte Universale tutta sparpagliata sul pavimento di una cucina vicino al centro di una grande città di smog.

Fuori dai vetri è rumore, dentro dai vetri è pioggia di opere e voci da mangiare che ti ingoiano, dentro è il 1927 e per la prima volta le pellicole cantano e ancora una volta il Bello salta in avanti e bacia il collo dell’Universo.

Io sono Aurora concubina segreta del Bello Universale da sempre, sono Aurora e adesso vorrei stringere Macadam nuda fra le braccia e ringraziarla di essere una cosa così bella da volerla divorare per tenerla egoismo e vizio.

Questa tempesta slow motion e orchestra ha lasciato sul pavimento un mucchio di cadaveri di legno e tela e filo e non si può più passare perchè la porta non si apre, allora rimaniamo quì immobili, fino a che non finiamo i modi per intossicarci e disintossicarci.

Cumuli.
Di.
Arte.
Rotta.

Anima.
Finalmente.
Dentro.