Il parassita

un nuovo mistero horror intorno al manicomio di Mombello

Carlo Amiloni fu un detenuto del carcere di Ravenna per dodici anni, fino al febbraio 1984. Quell’anno evase e non si ebbero più notizie di lui. La cosa fece scalpore e si azzardarono teorie stravaganti sulla sua fuga e su dove si fosse nascosto. C’è chi diceva addirittura che non avesse mai lasciato il carcere e che fosse stato nascosto lì dentro per tutto il tempo. Altri invece ipotizzarono una fuga rocambolesca fino al porto di Livorno e poi un viaggio transoceanico fino al Messico. Altri ancora sostenevano di averlo visto aggirarsi per Ravenna, solo e mal vestito. La voce più accreditata fu quella invece che ipotizzava la sua morte a causa del freddo appena dopo la fuga.

Tutte queste teorie furono avvallate nel luglio 2002, quando un corpo fu ritrovato nei pressi dell’ex manicomio di Mombello. Il corpo non era in ottime condizioni, ma le somiglianze con l’ex detenuto erano palesi.

Iniziarono così a girare voci e supposizioni del perchè si fosse spinto così lontano da Ravenna e cosa ci facesse in un edificio da poco abbandonato. Non è ancora chiaro il legame tra l’uomo e la struttura psichiatrica, ammesso che esista, ma la cosa non fece altro che alimentare la fantasia della gente.

Il corpo fu trovato intatto, senza evidenti lesioni esterne. Fu così richiesta un’autopsia che però rivelò una realtà ancora più inquietante: non c’erano segni di morte naturale, il tessuto cardiaco era intatto così come quello polmonare. C’erano però delle strane deformazioni degli organi interni, assolutamente illesi, come dovute ad uno schiacciamento.

Lo schiacciamento non proveniva però dall’esterno quanto più dall’interno.

Un medico disse che “era quasi come se una palla di metallo gli fosse stata inserita all’interno del corpo, infilata tra gli organi”. Non c’era modo che una massa tale potesse essere stata inghiottita, anche perché lo stomaco stesso denunciava deformazioni da schiacciamento.

“Ipoteticamente”
dichiarò il medico, perplesso
“anche se non mi è mai capitato di visionare un caso simile, il paziente avrebbe potuto continuare a vivere per diverso tempo in quanto sembra che le funzioni vitali degli organi non siano cessate”.
Quando gli venne chiesto di avanzare un’ipotesi, il medico non si sbilanciò.

Ci volle poco prima che i primi turisti si avventurarono nel manicomio abbandonato alla ricerca di risposte. Si andava ovviamente indagando sul paranormale.

Giacomo Fogliani, fotografo che aveva fatto dell’interno del manicomio il proprio book fotografico più apprezzato, affermò che diverse volte gli era capitato di avvertire presenze attorno a sé e, addirittura, una volta sentì come se qualcosa gli fosse entrato nelle viscere, violandolo nell’intimità della propria anima.

Affermò anche che, in seguito all’episodio, accusò dolori addominali molto violenti e vomitò bile per diversi giorni. Al momento del controllo dal medico però, tutti i sintomi erano spariti e Fogliani si sentì nuovamente in ottima salute.

Queste dichiarazioni, che lasciavano più domande che risposte, furono prese in considerazione da una piccola troup televisiva amatoriale di ragazzi. Avevano caricato già diversi video online nei quali si avventuravano in luoghi improbabili alla ricerca di risposte sul mondo a venire.

Il loro video più famoso fu quello girato nel cimitero monumentale di Milano dove Michele, il ragazzo che dichiarava di riuscire a percepire le energie ultraterrene tramite dei cristalli, ebbe un forte malore. Si manifestò sotto forma di una crisi epilettica. Il ragazzo però non aveva mai sofferto di epilessia e anche dopo i controlli medici, fu dichiarato in piena salute.

La troup decise così di avventurarsi a Mombello alla ricerca di risposte sulla vita e sull’inspiegabile morte di Carlo Amiloni. Si intrufolarono nella zona recintata nelle ultime ore di luce del 12 di agosto, attrezzati di videocamere con visione notturna. Si spinsero fino all’ultimo padiglione, in cima alla collina, dedicato ai minori.

I video rivelavano luoghi e attrezzature molto inquietanti, ma dal punto di vista della ricerca paranormale, fu una delusione. Fu invece una volta usciti dalle recinzioni dell’ospedale che la situazione prese una piega davvero preoccupante.

Di sei ragazzi che lasciarono le proprie case quella notte per avventurarsi a Mombello, solo cinque ne fecero ritorno. La completa ricostruzione dei fatti è tuttora un’incognita in quanto i cinque sopravvissuti affermano di avere un vuoto di memoria dal momento in cui lasciarono il manicomio a quando furono ritrovati sul ciglio di Via Milano il mattino dopo, a solo una quarantina di minuti a piedi dall’edificio, senza zaini e senza telecamere.

Il corpo di Michele Vezzario fu invece trovato il 17 maggio 2014 nei dintorni del manicomio, esternamente illeso.

Dopo l’autopsia, furono rivelati segni di compressione interna analoghi a quelli ritrovati sul corpo di Carlo Amiloni. I suoi cristalli, dai quali non si separava mai, furono ritrovati ad una distanza di una decina di metri dal cadavere, frantumati in pezzi dalle definite fattezze geometriche.

Il corpo del Vezzario, che all’epoca della gita a Mombello aveva appena diciannove anni, riportava sintomi evidenti di invecchiamento.

In pratica, nei dodici anni che separano la sparizione di Michele dal ritrovamento del cadavere dello stesso, si è certi che il ragazzo fosse in vita.

Assieme al suo cadavere, fu ritrovata una delle due telecamere che i ragazzi si portarono appresso nel 2002.

Una volta visionati i video, le domande sul misterioso caso di queste due morti si moltiplicarono.

I video della notte tra il 12 e il 13 agosto 2002 erano i primi registrati. Oltre alle inquadrature interne al manicomio, si videro anche riprese esterne nelle quali i sei ragazzi facevano ritorno alla macchina.

Tutto d’un tratto però il video perde l’immagine, lasciando spazio solo al suono. Si sentono dei rantoli (la voce è stata identificata come quella di Michele Vezzario) e delle grida spaventate dei compagni.

Si succedono poi due minuti di ripresa vuota nella quale non si sentono rumori, poi di nuovo si avvertono dei passi lenti e ritmici che si allontanano dalla macchina da presa. Il video si conclude con Vezzario che afferra la telecamera, inquadrandosi involontariamente mentre cerca di spegnerla.

Il frame in cui viene inquadrato il suo volto è stato visionato più volte dagli amici e dai genitori. Benché l’immagine sia parecchio scura, tutti affermano che Michele aveva uno sguardo insolito. Dopo una sovrapposizione tra quel frame e una foto di Michele stampata pochi giorni prima dell’avvenimento, si è scoperto che ci sono state lievi deformazioni dei tratti somatici del ragazzo.

I video poi proseguono lungo tutti i dodici anni che separano la sparizione di Michele alla sua morte. Si tratta di brevi filmati in cui si ritrae il Vezzario aggirarsi nei pressi del manicomio senza mai solcare il varco d’ingresso.

Il corpo del ragazzo sembra, nel corso degli anni, avere avuto una trasformazione molto evidente: negli ultimi video risalenti al 2014, infatti, è praticamente irriconoscibile.

Il suo volta aveva assunto lineamenti grotteschi, le dita erano magre fino all’osso e nodose, le gambe secche sbucavano dai pantaloni e la pelle aveva assunto una colorazione quasi paonazza.

L’unica parte del corpo che non era ridotta all’osso era il ventre, gonfio in maniera innaturale. Il corpo però è stato ritrovato in ottime condizioni di salute, senza segni di denutrizione e con dei tratti somatici analoghi a quelli di Michele.

L’altro fatto ancora inspiegabile è che le riprese della telecamera non furono mai fatte dal Vezzario stesso ma da una seconda persona.

Il movimento della telecamera suggerisce che non può essere stata posizionata da Michele in un punto fermo per riprendersi, ma al tempo stesso non c’è traccia alcuna di una voce o un qualsiasi cenno di vita del cameraman. Isolando infatti i rumori, non si sente neanche il respiro della seconda persona che ha accompagnato Michele per dodici anni nelle vicinanze del manicomio.

Sono invece visibili in diverse inquadrature i cristalli che il ragazzo si portava appresso: durante le registrazioni i cristalli erano ancora intatti, così affermano i suoi compagni.

C’è chi sostiene che l’uomo nelle inquadrature non fosse Michele e che invece fosse lui a registrare i filmati. Secondo questa teoria, il soggetto delle riprese potrebbe essere un ex detenuto del manicomio.

Benché ci sia una forte discrepanza tra la data di chiusura del manicomio e l’età effettiva che l’uomo avrebbe dovuto avere nel 2014, è impossibile scartare alcuna ipotesi.

Altri sostengono che sia proprio il Vezzario il soggetto delle riprese e che, come successe anni prima a Carlo Amiloni, nella notte del 12 agosto 2002 i ragazzi siano veramente stati vittime di un episodio paranormale.

I sostenitori di questa teoria affermano che lo spirito di qualche detenuto del manicomio sia in cerca di vittime nelle quali rifugiarsi. Si spiega così la compressione interna delle vittime che, secondo loro, sarebbe dovuta all’ingresso dello spirito nel corpo vivo. Si farebbe così ospitare nel corpo altrui, deformandone nel tempo le fattezze fino ad assumerne di quasi diaboliche per poi, per qualche inspiegabile motivo, abbandonare il corpo che riprende le proprie fattezze umane.

Secondo questa teoria, Michele Vezzario sarebbe morto nella notte del 12 agosto 2012 senza alcuna sofferenza, lasciando solo il proprio corpo vivo al servizio di uno spirito.

Questa teoria è la più accreditata in quanto negli stomaci delle due vittime non è stato ritrovato nessun residuo di cibo. Questo potrebbe indicare quindi che i due corpi ospitanti non avessero in realtà alcun bisogno di soddisfare le necessità terrene.

Rimangono comunque moltissime falle in questa teoria, come per esempio la fantomatica figura che effettuava le riprese o, semplicemente, l’esistenza di spiriti ospiti in corpi vivi.

Le due morti rimangono così inspiegabili anche ad anni di distanza, rappresentando uno dei più eclatanti misteri della vita terrena e ultraterrena.