Forti emozioni – la Cataplessia

  • Lisa 
la cataplessia quando ridere è troppo, una volta sotto alla luna

Domenica, pranzo tra amici.

Siamo in 6 a tavola.

Menù? Patate e risate.

Ad un certo punto l’amica a sedere alla mia sinistra mi dice di spostare la gamba, che vuol stender le gambe sopra le mie.

Ma non ci riesce, non c’è abbastanza spazio tra la tavola e le mie gambe.

Cerca quindi di sistemarsi in qualche modo senza trovar soluzione.

Rido.

Non abbiamo fatto altro per tutto il tempo.

E mentre rido, di gusto, succede.

Sento i muscoli cedere, prima le gambe, poi le braccia, infine il resto del corpo.

Cerco di fermarmi, di smettere di ridere, di “controllare” questa bestia in qualche modo.

Ma è difficile smettere di ridere quando ti diverti tanto.

È come svenire lentamente, rimanendo però cosciente.

Non controllo il mio corpo, minimamente.

Ma rimango “padrona” solo della mia mente.

Sento tutto, tutti i commenti, tutti i rumori.

Sento mia sorella preoccuparsi, una cosa del genere non l’aveva mai vista.

E nemmeno io avevo mai vissuto un attacco del genere, così forte e lungo.

E nel corso degli anni, ve lo assicuro, ci sono stati (goal in scivolata in porta mentre correvo in un campo di calcio, bagno completo alla ragazza accanto a me in macchina mentre avevo la bottiglia in mano aperta, cadere a peso morto su un’altra persona…).

E meno male, comunque, che ero seduta, altrimenti una bella caduta in terra non me la negava nessuno.

Quando riesco a controllarmi, quando mi riprendo, mi chiedono come sto.

A parte stanca, imbarazzata, con un disagio addosso rilevante e il non sapere come comportarmi?

«Bene», rispondo. «È stato il solito, lo sapete», dico rivolta a mia sorella e all’amica alla mia sinistra.

Solo loro sanno la realtà.

Gli altri 3 sono all’oscuro.

Appena mi riprendo, e capisco davvero ciò che è successo, dalla frustrazione qualche lacrima si ferma sulle mie ciglia. Non mi piace farmi vedere così debole e inerme dagli altri.

Mi alzo ed esco in terrazza per prendere aria, mentre sento mia sorella dire agli altri di cosa si tratta.

Bella figura di merda, sì.

E il disagio mi accompagnerà tutto il pomeriggio, già lo so.

Il cedimento muscolare dovuto a una forte emozione (che per me è il ridere di gusto) è la cataplessia.

È come quando sogni di lottare contro un drago, imbracciando spade e armature, infliggendo colpi su colpi, mentre in realtà non ti muovi dal letto.

Piacere, mi chiamo Francesca.

E sono narcolettica.

 

Luglio 2014

Con alcuni amici mi trovo al mare, di notte. Dopo aver fatto una bevuta tutti insieme decidiamo di andare a immergere i piedi nell’acqua.

I tre ragazzi decidono di fare il bagno nudi.

Io e Lavinia rimaniamo fuori.

A far da spettatrice soltanto la luna.

All’improvviso, mentre assistiamo al tuffo notturno, l’illuminazione: nascondiamogli i vestiti!

Le risate mi hanno sorpreso così, e così tanto, da perdere le forze quasi immediatamente e finire per “schiacciare” Lavinia, molto più piccola e scricciolo di me.

E per poco non le fo del male davvero.

 

I primi allarmi di questa malattia rara l’ho avuti al liceo. Avevo una bella combriccola di compagne con cui ridevo spesso.

Ma le mie non erano risate qualunque, erano particolari: ridevo senza emettere alcun suono.

E quando lo facevo, molto spesso, avevo bisogno di appoggiarmi sul banco. Non riuscivo a controllare del tutto il mio corpo.

Con il passare degli anni sono riuscita a “dominare” almeno un po’ questa mia caratteristica, fin quando non mi sono resa conto che non era normalità, che non succedeva a tutti.

Nonostante lo avessi fatto presente ai vari medici incontrati nel corso degli anni (e al mio medico di base) nessuno vi aveva mai dato alcun peso.

E di medici, credetemi, ne ho visti; soffrivo di emicranie e, nonostante le mille analisi, non avevamo mai scoperto l’origine, la fonte, il motivo di quei perenni mal di testa.

Fin quando, qualche anno più tardi, facendo una ricerca su internet, non sono incappata nel sito dell’A.i.n. (Associazione italiana narcolettici e ipersonni), riconoscendomi nella maggior parte dei sintomi… da lì i passi successivi sono stati brevi e netti: ho imposto al mio medico di prescrivermi una visita al centro del sonno più vicino.

«Ti sei fasciata il capo, vedrai che non è nulla… comunque se ti fa stare tranquilla te la prescrivo una visita», è stata la risposta.

E infatti… avevo ragione io.