La tavola

con la tavola ouija puoi contattare uno spirito o un demone

Era ormai quasi un anno che Saverio si metteva in contatto con il proprio spirito guida tramite una tavola angelica per farsi guidare direttamente da lui nelle proprie decisioni di vita.

Da qualche mese a quella parte però, le cose avevano iniziato ad andare terribilmente male: il tutto era iniziato con un paio di esami in università per i quali non era riuscito a studiare a causa di una distrazione cronica. Aveva associato questo alla stanchezza di cinque anni di studio serrati, ma questo gli era costato lo slittamento della laurea.

Inoltre la sua ragazza storica, Alice, gli aveva chiesto una pausa dalla loro relazione perché diceva che aveva degli atteggiamenti strani che la mettevano in soggezione.

Questi due eventi lo avevano buttato giù di morale fino al punto di rinchiudersi in casa anche giorni interi senza riuscire a fare nulla, cosa che non apparteneva per niente al suo modo di fare.

Più queste crisi si facevano frequenti, più Saverio interrogava il proprio spirito guida chiedendogli come comportarsi e cosa stesse succedendo. Le risposte erano sempre molto precise e attinenti e, a giustificare la serie di avvenimenti strani, il suo angelo custode lo consolava dicendogli che solo liberandosi da vecchie frequentazioni che lo avevano portato a costruire un se stesso artificiale avrebbe potuto ritrovare il vero sé e finalmente vivere appieno la propria vita.

L’unica nota positiva di quei mesi disastrosi era Luca, un ragazzo del secondo anno che Saverio aveva incontrato in biblioteca. Luca era un ragazzo abbastanza timido e riservato e non aveva molti amici, per questo i due instaurarono fin da subito un legame molto profondo basato sulla fiducia e sulla compagnia reciproca. I due spesso si ritrovavano a confrontarsi sulle proprie vite cercando disperatamente un modo di cambiarle in positivo.

Così una sera Saverio decise di invitare Luca a casa sua, convincendolo che erano mesi ormai che lui stesso contattava il proprio spirito guida, e anche Luca avrebbe potuto fare lo stesso.

Arrivati a casa, si sistemarono nel salotto, seduti a terra uno di fronte all’altro, la tavola tra loro.
“Sei sicuro di quello che stiamo facendo?”
Luca era abbastanza teso e altresì scettico; non aveva mai provato un’esperienza simile e non credeva veramente al sovrannaturale.
“Certo, vedrai”

Saverio si sistemò meglio con le gambe incrociate, con un sorriso rassicurante:
“Prima parlerò io con il mio spirito guida in modo che tu possa vedere che non ti sto mentendo e poi cercheremo di contattare il tuo. Loro sanno tutto di te e quando ci parli sembra quasi di guardarti in uno specchio”.
Luca annuì, posando poi le punte degli indici sulla planchette, imitando Saverio:
“Se non si movesse?”
Saverio ridacchiò, guardandolo negli occhi:
“Si muoverà, fidati. Mi ha rivelato che il suo nome è Sairo, mi segue sino da quando sono nato ma solo ora che mi può apertamente comunicare posso davvero avere accesso alla sua conoscenza”.

Luca alzò un sopracciglio, per poi annuire. Saverio si schiarì la voce, chiudendo per qualche istante gli occhi e poi quasi sussurrò:
“Sairo, puoi muovere il cursore per comunicare con me?”
Luca lo guardò perplesso, poi in un movimento lento, la planchette iniziò a oscillare.
Sobbalzò, sbarrando gli occhi:
“La stai muovendo tu, vero?”

Saverio scosse la testa:
“no Luca, non sono io. Ma non hai nulla da temere, fidati”.
Nel frattempo il puntatore si spostò sul .
Saverio sorrise:
“visto?”
prese una piccola pausa, poi tossicchiò, imbarazzato:
“hai visto cosa mi è successo oggi?”
La planchette si spostò nuovamente sul .
Luca lo guardò nuovamente interrogativo.
“Oggi avevo un parziale”
sospirò, abbassando lo sguardo:
“in pratica su cento punti ne ho fatti meno di venti”.
“Cazzo… mi spiace. Ma avevi studiato?”
Saverio scrollò appena le spalle.
“Io ci provo, ci provo tutti i giorni, ma le cose non mi entrano in testa, non mi concentro. È come se avessi sempre altro nel mio cervello che non mi lascia fare niente”

Luca aggrottò le sopracciglia, spostando lo sguardo prima sulla tavola, poi su Saverio: “ah. Prova chiedere a Sairo cosa hai per la testa che ti distrae, di certo lui saprà dirtelo e potrai risolvere il problema”.
Saverio annuì, schiarendosi ancora la voce:
“è come se avessi sempre mezzo cervello impegnato a fare altro, tu sai cosa c’è nella mia testa ultimamente?”
La planchette si riposizionò con decisione su .
“Cos’è?”

Il cursore indugiò qualche istante sulla tavola, tracciando un infinito sulla superficie liscia di legno, poi si posò su due lettere.
I O

Saverio si incupì:
“Cosa intendi per io?”

Luca si bagnò le labbra, teso e concentrato.

La planchette ricominciò a muoversi, ora più velocemente, oscillando prima sulla H e poi sulla A, poi di nuovo tra una e l’altra lettera per diverse volte
“Saverio, sta ridendo. Fa sempre così?”

Luca lo guardò preoccupato, le sue braccia esili erano ricoperte di pelle d’oca.
Saverio fissò la tavola per qualche istante, cupo, per poi muovere appena la testa in un cenno di dissenso.
La planchette in quel momento riprese a muoversi, con una certa decisione.

I ragazzi guardarono le lettere che stava tracciando, il fiato sospeso. “S-O-N-O-S-E-M-P-R-E-C-O-N-T-E”.

Saverio sospirò, annuendo, tranquillizzato:
“Lo so che sei sempre con me e ne sono veramente rincuorato.”
Luca guardò la tavola, perplesso, per poi spostare lo sguardo sull’amico, serio:
“Sei sicuro che questa cosa ti stia veramente aiutando?”

Saverio alzò lo sguardo su di lui, duro:
“Certo che mi sta aiutando, Luca! Perchè mi dai sempre addosso su questa storia?”
“Saverio cazzo, da quando lo stai a sentire non te ne sta andando bene una!”

Saverio fece per rispondere, alterato dal tono del compagno, per la prima volta irritato, quando il cursore si mosse ancora sul no.

“No cosa? Cosa vuol dire no?”

Luca guardò l’amico, per poi scandire con decisione le parole.
“Senti, ma quanti anni hai, Sairo?”

Saverio lo guardò perplesso:
“Cosa te ne frega di sapere quanti anni ha?”
“Lo voglio conoscere, voglio capire cos’è”
Il puntatore si mosse sulla linea dei numeri, fermandosi sullo zero
“Zero? Non hai mai vissuto?”
La planchette si spostò sul sì.
“è un angelo, è normale che non sia mai nato”
Saverio lo guardò, ferito dal suo comportamento.
Il cursore a quel punto iniziò di nuovo a muoversi.
Nove-otto-sette, ma che fa?”

Saverio scrollò le spalle:
“Non ne ho idea, Luca. Non ha mai fatto così, secondo me è il tuo scetticismo che lo fa comportare in questo modo assurdo”
Sei-cinque-quattro-tre-due-uno
si guardarono, confusi, poi il puntatore tornò nuovamente sullo zero e ripercorse di nuovo i numeri fino all’uno.
“Sta facendo un conto alla rovescia? Per cosa?”.

Tornò nuovamente sullo zero, ripercorrendo ancora una volta tutti i numeri. Quando si fermò per l’ultima volta sull’uno, la lampadina dell’abajour sfarfallò violentemente, lasciandoli al buio per qualche istante. Calò un silenzio di tomba tra i due, poi la luce si accese di nuovo. Quello che vide Luca fu terribile: Saverio stava seduto di fronte a lui, aveva tolto le dita dal cursore e lo fissava, immobile.

I suoi occhi erano totalmente neri. Iridi e cornee erano del colore della pece, la pupilla era stata inghiottita in quei due buchi profondi come pozzi nei quali Luca si dovette specchiare. A sua volta si immobilizzò dalla paura, per poi arretrare appena.

“S-Saverio…”
non ebbe risposta, l’amico lo fissava con quegli occhi vuoti, immobile.
Le labbra erano appena inarquate in un sorriso, la pelle era chiarissima.
Poi, con un sibilo di voce grottesco, sussurrò:

“Io sono sempre con te”.

Luca scattò in piedi dalla paura, correndo lungo tutto il corridoio, il cuore in gola, non si voltò mai. Arrivò alla porta di ingresso, la spalancò e davanti a sé trovò Saverio.

I suoi occhi erano tornati normali, lo guardava confuso:
“Luca ma cosa cazzo è successo? Cosa ci faccio fuori da casa mia?”.
Luca lo fissò, immobile, per poi voltarsi lentamente. Dietro di lui non c’era nessuno, la casa era tornata a sembrare un luogo accogliente. Si girò ancora verso l’amico, pallido come un foglio di carta. Saverio si portò una mano sulla fronte:
“non mi sento molto bene…”
Luca annuì, gli occhi sbarrati dalla paura:
“Chiamo un’ambulanza, subito.”
“Luca non è necess…”
“Chiamo un’ambulanza. Adesso.”

Fu portato in pronto soccorso ma i medici non trovarono nulla di insolito in lui. Dopo qualche ora di attesa per i risultati delle analisi, lo lasciarono tornare a casa. Sulla soglia c’era Luca, ancora pallido in volto e serissimo.
“Saverio ti devo parlare subito.”
Gli mostrò una pagina google sul telefono, per poi sedersi in giardino su una panchina:
“Ho letto un po’ di cose mentre tu eri in ospedale”

Saverio si sedette al suo fianco, corrugando la fronte:
“Cose di che genere?”
“Del genere che sei un coglione, Saverio! Ci sono dei metodi esatti per usare la tavola Ouija e tu hai infranto tutte le regole!”

Saverio scosse la testa:
“Non è una tavola Ouija, non ci giocherei mai con quell’aggeggio demoniaco”
Luca lo guardò, angosciato:
“Saverio, ormai è un anno che ci giochi. La tavola angelica è identica, non cambia nulla! Non è certo il cazzo di angioletto disegnato sopra che tiene lontano i demoni!”.
Saverio sbiancò di colpo:
“No fidati. Luca fidati… io… io non ho giocato con la Ouija”
“E invece si! I demoni ti possono ingannare e fingere di essere qualcun altro anche per lungo tempo! Il nome del tuo suddetto angelo custode è Sairo, giusto?”
Saverio annuì, teso come una corda di violino.
“Sairo letto al contrario è Orias, è il nome di un demone!”

Gli occhi di Luca si fecero lucidi mentre le parole scorrevano con fervore.
“Quel demone controlla l’ipnosi, controlla la tua testa, cazzo! Ho letto che quando la planchette inizia a tracciare un infinito sulla tavola vuol dire che vuole avere il controllo su di te e quando conta alla rovescia…”
la voce gli si spezzò nel dirlo:
“quando conta alla rovescia esce dalla tavola… Saverio, i tuoi occhi erano diventati tutti neri e mi fissavi…”.

Luca fu scosso da un lungo brivido, le lacrime calde gli solcarono le guance. Saverio lo ascoltava, attonito, quasi senza reagire.

Poi alzò lo sguardo nel suo, aprendo un sorriso smagliante e sbarrando quasi gli occhi.
“Il prossimo sarai tu”.