Neve – Fierce

la neve scende mentre scopro il mio amore per Fierce

Oggi sono per l’ultima volta Aurora.
Alzo la mano destra aperta e la scuoto in aria salutando come fanno i bambini quando
stanno lasciando i loro piccoli amici.

So di avere le righe contate, quindi stavolta voglio sedermi di fianco a voi, comoda, alzare i piedi e poggiarli sul vostro letto senza togliermi le scarpe, permettetemi di sporcare la vostra vita con un po’ di polvere per l’ultima volta.

Voglio stendermi sul fianco e osservare i vostri profili sprofondare nel fascio di luce di questo ultimo foglio a sfondo bianco digitale che porta il mio nome.

Oggi vi porto nell’unico lato della mia anima che ancora non avete conosciuto, oggi vi trascino per un braccio a sguazzare nella mia felicità più profonda, dove è troppo alto e non si tocca, e se non sapete nuotare lasciatevi affogare che di felicità non si muore. Si muore per il tremendamente brutto, non per il tremendamente bello.

La felicità è relativa e allora parto dal frame più puro che ho in testa, quello che nonostante tutti questi anni ha ancora l’etichetta attaccata e l’odore di nuovo, quello che nessuna vicissitudine dettata dal mio odio ha potuto corrompere.

Ricordate quando avete visto la neve per la prima volta? Io vi consiglio di interrompere la lettura e lasciarvi qualche secondo per riportare alla mente quel momento.
Per me era l’inverno del ‘92, lo ricordo perchè una foto mi ritrae completamente sommersa nella tutina da neve, e dietro, in penna blu e con la grafia di mia madre, c’è scritto “23 Dicembre 1992”.

Nessun’altra volta successiva è stata uguale, la magia è svanita molto in fretta e ha preso le sembianze della stessa neve ma di città, quella che assume quello strano grigio non appena tocca terra, una neve impolverata e molto meno maestosa, una neve accoltellata dal sale preventivo, sparso per permettere agli automobilisti di continuare a circolare senza ricorrere all’uso delle bestemmie da combattimento.

Quante prime volte bianche trasformate cinicamente in abitudini grigie.

Eppure vorrei che vi faceste trasportare dolcemente da questa corrente che può sembrare gelida. Vorrei provare a sfatarlo questo mito delle prime volte, vorrei prendere tutti i romanzi rosa, che parlano di primi baci all’ombra di alberi, e prime volte proibite e primi amori travagliati, e dargli fuoco, e ballarci intorno come le streghe nei film e fanculo a tutti gli scrittori di romanzi rosa che altro non fanno che farti sentire ulteriormente una merda.

Arriva quel momento per tutti, quando ormai la collezione di attimi dominati dall’inesperienza sta giungendo al termine e ci si trova a credere che la neve non avrà mai più lo stesso aspetto e non varrà nemmeno più la pena scostare le tende per guardarla cadere.

Io oggi sono Aurora, amante delle seconde, terze, centesime volte.
Io sono Aurora e la mia felicità è già stata scartata da mille mani come un pacco regalo gettato e recuperato all’infinito. Questo ricopre immancabilmente tutto di una strana patina che porta il nome di “poco speciale”, una sostanza appiccicosa e poco piacevole al tatto che allontana i ricercatori di attimi unici e non necessariamente belli.

Smettete di rincorrere l’Unicità e iniziate a creare il Bello.
Le cose belle rendono felici, le cose uniche creano frustrazione perchè finiscono in fretta.

Fierce è la mia innumerata volta più bella.

Fierce non ha vinto nessuna gara contro il tempo, si è semplicemente seduto accanto a me, un giorno di giugno, mi ha guardata e ha sorriso. Nulla di più.
Io avevo occhi solo per la neve, e stavo a naso in su, anche a giugno, alla ricerca di una nuova magia quando già avevo smesso di crederci.

Ho scoperto solo con il tempo e la pazienza, e forse anche con una buona dose di rassegnazione, che io e Fierce avremmo potuto costruire del Bello e mandare a cagare l’Unicità dei romanzi rosa. Lui passava i pomeriggi disteso accanto a me, e quando il caldo delle coperte non bastava più a sciogliere il gelido della mia neve nell’anima, mi stringeva così forte da farmi mancare il fiato.

Fierce mi mostrò che era possibile semplicemente Stare Bene, come quando indossi il tuo paio di scarpe preferite, non sono nuove, non sono vecchie da buttare, hanno la forma del tuo piede e per essere comode non devono fare altro che essere infilate.

Mi mostrò che era possibile semplicemente essere niente di più e niente di meno che Aurora, senza più odio, senza più solitudine, senza più bisogno di cibarmi della stessa logorante noia per dichiararmi decadente al mondo intero.

Fierce mi liberò il sorriso. Non avevo più bisogno di un pretesto, semplicemente sorridevo.

Ora Fierce è la Casa dalla quale parto per ogni mia avventura, consapevole che potrei spingermi anche dall’altra parte del globo senza sentirmi mai più sola e persa.

Perchè sono Aurora.
Sono Aurora e principalmente amo.

Mi dispiace per chi avrebbe preferito un finale più decadente per questo mio personaggio dalle tinte grigie. Aurora vi saluta con la mano in aria, scuotendola come fanno i bambini e sorridendo.

Sono Aurora e so anche sorridere.