No, eppure esisto

  • Leo 
papà ha appoggiato una matita su un foglio di bozza con la scritta no

Che strana sensazione, essere nati. Che strano avere della braccia, delle gambe, dei polmoni. Ho dei polmoni però non riesco a respirare. Ed è tutto così buio… oh finalmente, vedo qualcosa! Ahh cos’è questa punta in un occhio? Adesso anche l’altro! Finalmente ci vedo! Eccolo, lo vedo! Ciao papà, sei tu? Si sicuramente! Finalmente il naso, prendo un respiro profondo, la prima volta che respiro aria fresca. E ora è il turno della bocca. Faccio una piccola smorfia; che strano avere una bocca. E quella punta grigia continua a definirmi sempre più. Le dita, una, due, tre, quattro e cinque. Poi un paio di braccialetti sul polso, lentamente si delinea anche una maglietta e un paio di pantaloni. Spio l’espressione del mio papà. Che bello che è, tiene lo sguardo corrucciato, concentratissimo mentre mi sistema una scarpa. Si mordicchia un labbro. Infila la sua matita in un aggeggio, ne esce molto più affilata. Si avvicina rapida al mio viso – piano con quella cosa! -. Due colpi veloci qua, poi due di là. Un ricciolo mi ricade sulla fronte. Stacca la matita dal foglio, poi abbozza di fianco a me una scritta. Non che la veda molto bene, ma mi piace, l’ha fatta il mio papà! E poi comincia a disegnare sotto i miei piedi. Ma guarda, sono di nuovo io! Mi sta facendo visto di profilo immagino. Che bel naso, mi piace tanto! Vorrei dirglielo, ma non ci riesco. Lo guardo lavorare, mi sento il cuore a mille, sono così felice! Fa un altro disegno, appena abbozzato, veloce. Si ferma. Mi osserva. Corruga la fronte. Non sembra tanto felice. Papà? Va tutto bene? Mi rattristo nel vederlo così, si morde di nuovo il labbro, ora però con più forza. Sospira, si passa una mano tra i capelli. Posa la matita accanto all’album da disegno, scuotendo la testa. Si passa la mano sul viso.
<<Cazzo.>>

Si alza di scatto, si toglie la maglietta e si butta di peso sul letto.
Perchè sei così triste papà? Abbasso lo sguardo, vedo che c’è un altro segno di matita che prima non avevo notato. A caratteri nervosi intravedo un grande, triste “NO”.
Alzo lo sguardo su di lui, sento un tuffo al cuore. Perchè “no”? Mi guardo meglio e mi rendo conto di essere solo una bozza, uno schizzo preliminare. Ho le dita, sì, ma non ho le unghie. Ho una maglia, ma è solo un insieme di linee neanche precisamente allineate tra loro. I pantaloni hanno qualche piega, giusto per dare l’idea, ma non hanno né tasche né cerniera. Le scarpe sono senza stringhe e la suola non c’è. Tutto quello che ho di particolare sono i due braccialetti che porto sul polso. Sono due linee, curve, che mi circondano il braccio. Mi sposto il ricciolo dalla fronte, mi mordicchio il labbro, proprio come fa il mio papà. Cerco di capire cosa c’è scritto accanto a me. Mi sposto timidamente, non mi fido molto di quelle gambe formate da due linee ricoperte dai pantaloni. Eppure, miracolosamente, mi reggono. Cerco di non sbattere la testa contro un enorme “C”.
C. H. A. R. L. I. E.
Charlie. Mi chiamo Charlie? Corrugo la fronte. Non è che mi piaccia molto come nome. Sono più tipo da.. da.. non lo so, ma non da Charlie. Salto giù, arrivo al livello dove è stato disegnato il mio profilo. Mi guarda con la coda dell’occhio, gli sorrido, poi gli do una spallata. Ah, finalmente! Ora ho anche un profilo. Mi sposto lentamente, mi sento un pochino più completo ora. Quando mi giro di lato il mio ricciolo sulla fronte cambia, sorrido. Non è stato così attento da disegnarlo uguale dai due punti di vista. Mi piace, mi piace da morire. Anche i braccialetti di tanto in tanto cambiano posizione, così come le pieghe dei pantaloni variano la loro disposizione.
Che bello essere vivi.
Faccio qualche passo, poi, all’altezza delle ginocchia, di nuovo quel grande “NO”. Lo guardo, mi mordo di nuovo il labbro. Ma perchè no? Che ho fatto di sbagliato? Mi guardo. Non sono poi così malaccio. Sono un po’ smilzo, è vero, e questi pantaloni mi stanno davvero male. Dopotutto però sono solo una bozza, c’è sempre tempo per migliorare. Guardo di nuovo il mio papà, steso sul letto e ormai addormentato. Papà? Perchè non ti piaccio?
Sospiro, mi passo una mano tra i capelli. Non ha definito la mia personalità e così sono costretto a copiare i pochi gesti che gli ho visto fare. Forse saprei anche ridisegnarmi, se solo lui mi avesse messo tra le dita una matita. Poggio un piede sulla “N”, mi regge? Mi regge. Ci salgo, tenendomi in equilibrio su quelle stanghette sottili. Guardo in alto e lì, sopra di me, c’è il mio nome. Sorrido di nuovo. Sono felice di avere un nome. Anche se non bellissimo, vuol dire che il mio papà ha deciso che avrebbe dovuto chiamarmi, prima o poi. Torno a guardare quel “NO” che giace sotto di me. Non l’avrai vinta tu, stupida scritta. Do un calcio alla “O”, non deve esistere! Ci scivolo sopra, barcollo, perdo l’equilibrio e cado. Ahia. Sbuffo, il ricciolo selvaggio mi si piazza tra gli occhi. Guardo quella scritta, corrucciato. Questa volta l’hai avuta vinta tu, ma poi ne riparleremo. Mi alzo, passo le mani sui pantaloni per pulirmi. Pulirmi da cosa? Qua è tutto bianco. Caspita, è davvero tutto bianco. Guardo fuori, vedo la camera da letto del mio papà. La sua sì che è bella. È colorata, piena di matite, pastelli, decisamente molto disordinata, ma vissuta. La mia casa invece, la mia pagina, è bianca. Solo bianca.
Scorgo vicino a me, sulla scrivania, un altro album da disegno. Quello è tutto colorato e tutto è intrappolato dentro rettangoli più o meno grandi, disposti uno accanto all’altro. Ma chi sono quegli omini là dentro? Sorrido, emozionato. Sono i miei fratelli! Mi sbraccio. Hey laggiù! Hey! Mi vedete? Sono il vostro fratellino! Sono appena nato! Hey! Mi sa che non mi hanno visto. No, decisamente proprio non mi stanno guardando. Sono troppo impegnati a discutere tra di loro o correre tra le strade di una bellissima città. Guardo meglio. Il loro mondo è proprio stupendo. Tutto così… reale. Mi guardo. Io sono sono delle linee. Mi mordo ancora un labbro, poi sorrido di nuovo. Dopotutto sono solo una bozza, prima o poi anche io sarò come loro. Però una sbirciatina… veloce veloce, giusto per vedere come sarà la mia vita fra qualche giorno. Sono troppo impaziente, devo conoscere i miei fratelli maggiori e le mie sorelle, voglio che sappiano che fra poco anche io sarò lì, con loro. Prendo un lungo respiro. So che non è la cosa giusta da fare. Non mi interessa, io lo farò comunque. Mi arrampico lungo la piega che divide le due pagine, mi aggrappo alla “E” del mio nome e mi do una forte spinta. Sono approdato nella pagina accanto! Caspita, questa sì che è davvero bianca. Tanto, troppo bianca. I braccialetti sul mio polso tentennano, quasi più impazienti di me di andare a fare nuove conoscenze. Sto arrivando fratelli miei! Tra poco sarò da voi! Non sto più nella pelle, prendo un po’ di rincorsa lungo la pagina, stacco i piedi da terra, chiudo gli occhi. Per qualche istante tutto si fa confuso, nero, sento un frastuono. Poi cado, sbatto a terra.
Diamine se è duro questo pavimento. Ha fatto molto più male di prima. Apro gli occhi: asfalto.