Osservato

  • Leo 
osservato dal mondo con gli occhi sgranati per i tuoi diritti

È stata tutta colpa di quei maledetti poster.

Tutto è iniziato da quegli scatti di personaggi famosi attaccati con dello scotch trasparente all’intonaco bianco delle pareti di camera mia. A causa loro, l’incubo ha preso vita.

All’inizio era solo un innocuo poster, di un attore giovane e belloccio, che mia sorella aveva appeso all’anta interna dell’armadio. Mi scrutava di soppiatto quando questa rimaneva aperta, emergeva dal suo angolo di buio per osservarmi con quegli occhi celesti.

E come lui osservava me, io osservavo lui. Era uno scambio ossessivo e opprimente di sguardi unidirezionali. Lo guardavo spesso, molto spesso. Mi chiedevo cosa ci fosse in lui che mi incuriosiva e mi turbava allo stesso tempo. Forse era solo ammirazione nei suoi confronti, forse era una sfida nei miei. Di certo il mio cuore non batteva forte alla sua vista, come invece faceva quello ancora innocente di mia sorella.

Con il tempo, fortunatamente, anche la sua passione nei confronti di quel bel faccino svanì e, apparentemente, il mio aguzzino sparì. Fu rimpiazzato, nel tempo, da altre pagine traboccanti di colori strappate dalle più disparate riviste musicali. Il muro di camera mia diventò lentamente un santuario dedicato alla gloria di rockstar dei ruggenti anni ottanta americani.

Mi scoprivo spesso a passare lo sguardo sui loro vestiti attillati sulle cosce e sdruciti sugli orli, sui loro corpi magri e abbronzati, sui riccioli scomposti e disordinati che si appiccicavano sui petti sudati e lucidi. Li osservavo, li scrutavo, li analizzavo: ormai li conoscevo a memoria. Non mi spiegavo perchè quelle fotografie calamitassero così maniacalmente la mia attenzione, sino a farmi sentire in soggezione, in competizione.

Notavo, con sempre più sconcerto, che mentre mia sorella tirava occhiate maliziose a quelle fotografie e fantasticava su come, in un futuro improbabile, avrebbe conosciuto quei fantomatici soggetti e sarebbe finita tra le loro braccia, io non provavo alcuna attrazione fisica per quei corpi. Era diverso, molto diverso. Molto più complicato. Mi resi conto che io avrei voluto essere quelle braccia, io avrei voluto essere quei fianchi stretti, quelle vene scolpite sulle mani, quei torsi nudi, quegli sguardi seducenti.

Queste, però, sono verità che non si rivelano facilmente neanche a se stessi.

<<Che cosa ti manca per essere così? Cosa vai cercando, idiota? Che sogni vuoi sognare? Chi vuoi interpretare, stanotte, nel tuo squallido teatrino di consolazione? Chi vuoi fingere di essere? L’ennesimo eroe che non sarai. Guardati, le vedi le differenze? Le mille differenze! Le differenze tra loro e te. Tra chi ha vinto la vita e chi la subisce.

Li ammiri? Li idolatri? Fai pena. Guardati. Vivi una vita meravigliosa nella tua testa, ma non è reale! Svegliati! Ti senti meglio a sognare di essere qualcun altro? Ti senti meglio ad inventarti una vita su misura, un corpo su misura, un corpo non tuo? Una realtà non tua! Apri gli occhi, la codardia ti appartiene. Apri gli occhi e sii come loro. Queste lacrime ti annegheranno, prima o poi.>>

A quell’età pensavo che solo io avrei mai provato tale confusione, tale disorientamento.

Mi sentivo inerme di fronte a quegli idoli di perfezione che si stagliavano alti e fieri sulla parete, sul muro del mio nido di pianto. Erano sempre lì, persecutori, a ricordarmi quanto io fossi infelice.

Erano lì quando mi alzavo la mattina, quando andavo a dormire, quando mi spogliavo e quando mi rivestivo, erano lì quando mi guardavo allo specchio e, oltre ai miei occhi che giudicavano, impietosi, c’erano anche i loro.

Diventarono poco a poco tutto il mio mondo, furono per anni gli unici modelli da seguire, furono maestri di vita di fantasie sfrenate che mi concedevano un fittizio svago.

Per me non esisteva un futuro reale, un’alternativa plausibile, non c’era nulla se non gli irraggiungibili sogni di gloria della vita di qualcun altro.

Mi ricordo ancora chiaramente le sere passate nel letto a piangere, in silenzio sotto la fioca luce arancione della lampada, le volte in cui mi premevo con la schiena contro la porta del bagno e guardavo il soffitto spoglio per minuti interminabili, senza pensare, senza sognare.

Quando a dodici anni ti senti vulnerabile, senza futuro, senza speranze, allora impari a crescere. In poco tempo il mondo si rattrappisce intorno a te, più ti avvicini e più ti senti lontano. Più osi, più perisci. Il mondo lo sa che provi disagio, gli amici lo vedono, si sente da lontano l’odore di sorrisi forzati. In poco tempo diventi quello strano, ti vergogni, ti nascondi.

Ci sono verità di cui è meglio non palare.

<<Loro ti vedono. Loro lo sanno. No, non lo sanno, non lo possono sapere, non lo devono sapere. Ad ognuno i propri demoni. Non parlarne, non osare. Torna nella tua camera, lì nessuno ti può ferire. Torna nella tua camera, lì nessuno ti può vedere.>>

Sentirsi umiliati a tal punto è doloroso. La vita diventa soffocante, costantemente fuori dal mondo, vivi in una bolla che ovatta la realtà, ti svegli solo per poter tornare a dormire. Dormire lì dove ci sono loro che osservano, che giudicano, che ti ricordano perchè preferisci tenere gli occhi chiusi e la mente spenta. Loro che sono diventati i compagni di lacrime, loro che sanno tutto ma sono molto bravi a mantenere i segreti. Loro che, con frasi scritte per qualcun altro, ti illudono di consolarti dopo averti trucidato.

Fino a quando non capii realmente quale fosse il mio disagio, vivevo nell’ansia, ma nella speranza di guarire da questa atroce angoscia. Ma quando finalmente scoprii cosa mi avrebbe fatto sentire realmente bene, da quel momento il vero incubo prese forma. Siamo spesso pronti ad accettare situazioni logoranti, a supportare amici attraverso le più temibili sventure, siamo pronti a sacrificarci per una giusta causa, ma mai saremo pronti ad essere noi quelli diversi, quelli malati, quelli perversi. Non penseremmo mai che possa succedere a noi. Sì, proprio a noi.

Non penseremmo mai di soffrire della malattia più inaspettata.

È dura accettare di essere transessuali.
È difficile ammetterlo.
E poi, sembra davvero impossibile affrontare il mondo portando di nascosto questo grave segreto.