Quarantenne Appassita

  • Leo 
i figli e la madre come un fiore di ibisco

Nel mezzo del cammin della mia disavventura
mi ritrovai a prendere una decisione
tra la vita comoda e sicura
e il rischio dell’improvvisazione.

Con quarant’anni alle spalle ammetto
che forse feci la scelta giusta a prendere
la strada semplice
e a farne un uso corretto.
Tutt’ora ho però il sogno
di aprire le ali in volo e torno
a pensare di riprendere i miei passi
e sbocciare come un fiore tra i sassi.

Quello che mi aspetta dopo è l’incertezza
pregando che non rimanga l’ennesima amarezza
di una stupida scelta rischiosa
che sui miei figli ricade minacciosa.

Sono una donna avventurosa
e questo mi ha reso impulsiva
ma quando non ci sono solo io in gioco
è più arduo mettere a fuoco
la scelta positivamente decisiva.

Sono una donna ottimista
anche se gli anni hanno smussato
quello che era, da un lato,
il mio unico punto di vista.
Quando leggo su una scialba rivista
gli affari di una presunta artista
sono felice perchè a me resta
solo il sorriso di mio marito impresso nella testa.

Ed io, fiore di ibisco
fresco e mistico,
sboccio ogni volta che fallisco
e non mi arrendo al consiglio losco
di continuare per la strada che già conosco.

A quarant’anni ti senti di giovane nuovo
ma allo stesso tempo così vecchia,
accompagnata dal tuo stanco uomo,
e la ruga della lacrima la vecchiaia rispecchia.

Ancora sogni di poter cambiare vita
ancora credi che l’età del cambiamento non sia finita
ma lo sconforto a volte ti assale
e pare che tutto porti solo al male.

E il fiore di ibisco lento appassisce
nel silenzio di chi sempre subisce
una vita monotona, tutto il giorno
e non si è nemmeno più capaci di guardarsi intorno.

Donna di carriera ero e sono,
anche se è la carriera che divora ciò che sono,
ma davanti alla vista di una promozione
solo un folle rimanderebbe alla prossima stagione.

Folle, forse è questo quel che sono,
folle perchè ho preferito crescere i miei figli
piuttosto che da vecchia chieder loro perdono
per non aver amato i loro guazzabugli.

Folle, perché questa decisione ancora non l’ho presa
e ribolle nella mia testa come un fiume in piena,
scegliere tra una vita agiata
ed una felicità non del tutto assicurata.

Ma cosa conta di più, il soldo o l’amore?

Al giorno d’oggi, senza nessun timore,
direi il soldo, da cui l’amore dipende.
O forse è l’amore che crea l’unica ricchezza valida da spendere?

La mia anima risorge al pensiero
di passare giornate all’ombra del pero
che mio padre piantò per ricordarsi
che la vita non è fatta per ammalarsi
rincorrendo la realtà
ma che la felicità
è dolce come un frutto,
e per me questo è tutto.

Stare in cortile con i miei bambini,
vederli giocare e ammirare
l’innocenza dei loro visini
prima che scompaia nell’affanno
della vita che gli adulti fanno.

Guardiamo sempre al futuro e mai al presente
facendoci sfuggire il tempo che, lentamente,
scorre inosservato
e così diventa passato.

Quarant’anni di passato.
Il presente neanche l’ho mai considerato.

Sempre a pensare alla fatica del giorno dopo,
mai attenti alla gioia nel momento
che renderebbe l’uomo molto più contento
del rimpianto del tempo perduto.

Io, ibisco più che Margherita,
ho sempre amato con passione
e per questo ho preso d’impulso ogni decisione
cercando di tenere la mia famiglia unita.

E di nuovo sorge il fantasma della promozione
che darebbe ai miei figli un futuro stabile
e non gli farebbe soffrire alcuna mancanza,
ma poco tempo resterebbe a me per raccontar loro le favole
che restano il ricordo più dolce della mia infanzia.

Il mio futuro, il loro futuro,
dipende da un sì o un no.
Per ora tutto quello che so
è che in entrambe i casi mi aspetta lavoro duro.

La penna fra le dita e la testa che scoppia,
una firma e il tormento sparisce,
la giornata con i miei figli svanisce
perchè con l’agio la carriera s’intoppa.

Alla fine ha vinto il denaro
anche se il suono delle congratulazioni resta amaro
sapendo che a casa i miei figli sono soli
perché la loro mamma ha altri valori.

Ai soldi prima o poi tutti ci inchiniamo,
questa è la modernità, il suo richiamo.

La mia morale si avvilisce,
il fiore d’ibisco appassisce,
consumata dalla quotidianità
ho preso la scelta giusta per la loro felicità.