Sei anni nei Rimorsi

  • Leo 
sei anni da spazzare via

Sei anni non sono così tanti.
Sei anni sono un istante.
Sei anni sono i sogni infranti
di un giovanotto non pensante.

Sei anni per una cazzata
che a pensarci ora, mi sarei solo fatto una risata.

Sei anni di reclusione
per una stupida decisione
presa un sabato sera ubriaco,
ma quel tizio ci è finito pestato.

Sei anni buttati nel cesso
e pensare che invece adesso
avrei potuto avere famiglia.
Ma un ex carcerato, chi se lo piglia?

Sei anni a non dormire di notte,
sei anni ad insultare me stesso,
sei anni a pensare alle botte
che se non ci fossero state, avremmo risolto lo stesso.

Sei anni per un naso rotto
ma quello che conta è l’intento,
sono sei anni che ci sto sotto
pensando a quanto fa schifo stare dentro.

Ed ora, che per scontare quegli anni
mancano solo pochi giorni, maledizione,
mi ritrovo ad avere paura dei mesi, tiranni,
che macchiano la mia reputazione.

Potrei anche avere mille idee sul da farsi
una volta fuori da questa gabbia,
ma mi fa paura la violenza in cui la libertà può trasformarsi.
È questo che mi fa più rabbia:
quando la libertà l’hai nelle mani
neanche ti accorgi del suo potere sublime
e invece quando la brami
quasi hai paura di averla, alla fine.

La paura di chi ne ha abusato
e se n’è rammaricato.

Cosa mi aspetta dopo?
Non so bene, non ho nessuno scopo.

Quando marci verso la quarantina,
il tempo stringe per rifarsi una dignità
che se ne sta lì supina
uccisa dalla stupidità.

Con tutti gli amici che mi sono rimasti
-se ne sono andati-
potrei fare un raduno per quelli entusiasti
-si sono dimenticati-
di vedermi di nuovo in libertà
-se ne sono fregati-
per brindare alla sobrietà.

Sei anni in cui tutto il tempo
maledico il giorno in cui uscii di testa
e persi la lucidità nel momento
in cui ormai era finita la festa.

Finita la festa, finita la vita,
finite le aspettative da stringere tra e dita,
finiti i sogni, i desideri
finiti in un pozzo, restan solo pensieri.

Inizia la delusione e l’amarezza
l’eterno scazzo e la freddezza
con cui anche tua madre ti si rivolge
senza più riconoscere il figlio nelle infernali bolge.

Nel silenzio della cella condivisa
ho pensato al dopo, in ogni momento che mi riusciva
ma ancora non ho trovato l’idea
di come tornare a dire alla mia Dea
quanto l’ho amata e quanto vorrei
un giorno poter di nuovo fare l’amore con lei.

Ma sei anni non sono così pochi,
sei anni e sei fuori dai giochi,
in sei anni ci si fa una vita,
per quelli a cui non sembra già finita.

Ho chiuso gli occhi, ho stretto i denti,
dell’indifferenza ho indossato le lenti
al ricordo di quei momenti
in cui eravamo contenti,
io e te, soli e innamorati
prima che l’idiozia ci avesse separati.

Ed ora guardare avanti è più difficile,
senza un’apparente motivo
perchè le menzogne sono tacite
ma affondano e pungono sul vivo.
Nuova vita?
Stessa vita.

Una volta carcerato lo sei per sempre
e non c’è nulla che possa levarti l’etichetta
della giustizia che con te ha funzionato, mentre
per tutti rimarrai solo una merda reietta.

Certo, troverò un lavoro,
certo, metterò la testa a posto
ma la cravatta è solo per coloro
che almeno l’aspetto l’hanno composto.
Io invece, trasandato criminale,
esattamente, dove penso di andare?

E che sia mia la colpa non lo nego
ma il pensiero intellettuale non lascia scampo
a noi che in cella abbiam pianto tanto
in modo da fomentare il suo ego.

E per i veri pentiti nessuna riconoscenza
per chi fa la soffiata giusta, scorta e onorificenza.

Per i giornalisti, è ancora più gossip,
noi sprofonderemmo pur di non diventare vip
con la storia della nostra deficienza
in un momento di smidollata veemenza.

Il futuro, il futuro per me non c’è
l’ho seppellito e resta lì dov’è,
nelle memorie di un sabato sera
che a non ricordarselo vivrei una gioia vera.

Il futuro è speranza
ma il presente è l’intolleranza
che mi mostrate quando mi guardate
con quella faccia di sufficienza.

Il futuro di un carcerato
è per sempre restar marchiato
con nome e cognome del proprio peccato
che da una corte è stato giudicato.

Dovrò convivere con la malinconia
di un futuro che io stesso ho spazzato via.