Spazio Pubblicitario

  • Dahlia 

C’è una particolarità nella mia vita, una di quelle che inevitabilmente in una conversazione conoscitiva verrà fuori, un dettaglio per cui gli amici più stretti mi prendono affettuosamente in giro, il tipo di argomento leggero ma spinoso che mi fa inalberare, in fondo ognuno ha il suo.

Odio guardare la tv.
So che con questa affermazione mi sono appena cacciata nella sezione “hipster” o “pseudo-alternativa” della vostra mente, ma vi assicuro che dietro al mio odio non si cela nulla di pretenziosamente impegnato.

Se vogliamo scendere nel dettaglio mi indispongono le pubblicità.
Non si tratta solo della banale noia che assale tutti, ma proprio tutti, quelli che stanno guardando un programma o un film in televisione che, puntualmente, viene interrotto sul più bello da minuti interminabili di pubblicità inutili.
Il mio è un odio mirato che mi fa venire il prurito al solo pensiero.

Ho iniziato a sviluppare questa intolleranza nei confronti degli spot pubblicitari con la categoria “assorbenti”, ovvero trenta secondi nei quali ogni singola marca di assorbenti tenta un’opera di convincimento fondata sul fatto che avere il ciclo per una donna è una situazione totalmente invalidante e al limite del sopportabile. Vi ricordate quello spot con protagonista una giovane che, intenta in un provino non-ricordo-per-cosa, si poneva il problema di come avrebbe eseguito una ruota dato che era in quei giorni del mese?
Una ruota.
0,3 secondi a testa in giù.
Cosa si aspettava?
Di morire soffocata?
Che tipo di flusso deve avere una che teme di stare 0,3 secondi a testa in giù con le gambe divaricate?
Mi viene da pensare che se questa temeva di fare una ruota allora probabilmente l’ultimo dei suoi problemi era essere lì a voler passare questo provino, forse avrebbe dovuto prendere in considerazione il ricovero una settimana su quattro per il rischio di dissanguamento.
Irreale.
Ma la cosa che mi fa ancora più incazzare è che già l’uomo medio ha un’immagine di “quei giorni del mese” totalmente distorta che lo porta a pensare che non solo deve starti lontano, ma non potete andare al lago, al cinema, a mangiare fuori, pensa che sarai vestita di nero per un’intera settimana manco fossi una vedova meridionale perchè ATTENZIONE ogni colore è bandito in quanto ogni volta che una donna ha il ciclo è matematico che si sbrodolerà ovunque (per l’amor del cielo ogni donna ha passato minuti o ore di imbarazzo più totale quella volta in cui è capitato di sporcarsi, ma non per questo ci si crea un armadio differenziato per quella dannata settimana).
Un appello però a tutti i pubblicitari mi sento di farlo: è vero, avere il ciclo a volte è proprio una rottura di palle, ma se continuerete a disegnarci come idranti invalidi di nero vestiti vi assicuro che, prima o poi, dovreste aspettavi una rivolta ormonalmente scombussolata sotto ai vostri uffici.

Ovviamente questa è semplicemente stata la mia “prima volta”, una porta che mi ha condotto nell’infernale cammino dell’odio nei confronti degli assurdi spot pubblicitari.

Come quelli degli Yogurt che “aiutano il movimento intestinale”.
Qualcuno, per favore, vuole spiegare a chi crea queste pubblicità e a chi ci crede che QUALSIASI latticino mangiato freddo da frigorifero la mattina appena sveglie non potrebbe portare ad un epilogo diverso da quello che ti costringe a volare in bagno che manco Bolt nel pieno delle Olimpiadi?

Per non parlare dei detersivi per il bucato.
Quelli che ti basta acquistarli, versarli nella lavatrice e, non solo renderanno i tuoi panni talmente nuovi da farli uscire con il cartellino sopra (anche nel caso di quei maglioni che hanno pallini più grossi di coriandoli e che ormai usate solo quando dovete prendere in braccio il gatto), ma ti consentiranno di avere tutta la giornata libera per fare quello che vuoi, come se fare la lavatrice fosse la tua unica occupazione e, non solo, richiedesse almeno metà della tua giornata.
Ora, o questi nuovi intrugli magici hanno la capacità di caricare e scaricare la lavatrice, successivamente di stenderla e ritirarla, nonché di stirarla, oppure l’unico criterio con il quale continuerò ad acquistare il detersivo è la targhetta IN OFFERTA oppure il suo dannato profumo.

Ad oggi, però, una delle categorie che mi affascina di più e che trovo veramente interessante è “l’integrale”.
Pasta integrale, cracker integrali, grissini integrali, fette biscottate integrali, integrali integrali.
Nei suddetti spot la signorina che, di tutto avrebbe bisogno fuorché di dimagrire, si ingozza nella sua intera giornata (dalla colazione, allo spuntino, senza dimenticare pranzo e cena) di carboidrati marroncini o bianchicci e dal vago sapore di carta misto polistirolo.
Adesso, io sono d’accordo con il fatto che i suddetti prodotti integrali facciano bene e che siano preferibili a quelli troppo lavorati e che, in un qualche modo, possano aiutare a tenere sotto controllo il peso. Questo non toglie che se io dovessi imitare la tizia che, torno a ripetere, non è la più adatta a farmi sentire meno sola nella mia lotta alla panza, e ingurgitassi tutti quei carboidrati INTEGRALI per una sola settimana sarei come lei ma moltiplicata per tre.
Quindi colgo ancora l’occasione per supplicare i pubblicitari e i produttori di questi microscopici film dell’assurdo, di smetterla di illuderci mostrandoci una che nella realtà i carboidrati integrali li vede al microscopio una volta all’anno facendoci credere che il suo regime alimentare prevede l’uso di ogni tipo di farinaceo per tutta la durata della sua quotidianità. E’ una balla, lo sapete benissimo, e anche la forma del nostro sedere, rimasta totalmente invariata anche dopo aver acquistato ogni sorta di vostro prodotto, ne è la lampante testimonianza.

Nonostante io mi ostini però ad accendere la televisione solo quella volta a settimana nella quale tento di rimanere connessa con il globo, giusto per non sentirmi una sorta di alieno, le nuove pubblicità sono lì in agguato, mi aspettano e come ogni cosa che si odia stuzzica la mia curiosità più profonda spingendomi a fare una specie di zapping al contrario in cui mi ritrovo a guardare spot su spot trovando sempre delle chicche imperdibili.

Per quanto mi riguarda i vincitori assoluti di questo periodo sono gli ideatori delle pubblicità di una nota marca di pane, brioches, biscotti e simili.
Lo spot costituito da diverse “puntate” ci porta in una fantomatica quotidianità di una coppia di giovani adulti alle prese con un mulino da mandare avanti lasciatogli in eredità dalla coppia Zorro-Gallina più assurda di sempre.
Avete notato anche voi che queste pubblicità sono al limite del maschilismo più bieco?
Penso di aver ormai visto tutti, ma proprio tutti, i “capitoli” di questa incredibile serie di situazioni quantomeno da prurito alle mani. Se dovessi tentare di riassumerle veramente molto la morale è una sola: lei sgobba, lui mangia e poi sparisce.
Ogni santa volta in cui lei è lì pacifica che sta sfornando i suoi biscotti o che sta preparando il ripieno di qualcosa lui tende un agguato, immerge le sue manacce fra le infornate di questa poveretta che da sola sta mandando avanti un mulino delle dimensioni di un’azienda tessile e che prepara la colazione ad almeno il 50% degli italiani, assaggia le prelibatezze e poi si da alla fuga sostenendo che è alla ricerca del grano più buono del mondo manco fosse il Santo Graal porcavaccatiratisulemanicheecombinaqualcosaanchetu.

E’ il caso che anche stasera io spenga la tv e mi dia a qualche serie a pagamento SENZA INTERRUZIONI PUBBLICITARIE.