Uno dei tanti Charlie

  • Leo 
immaginazione fra le pagine di un fumetto o di un libro alla prima bozza

La confusione, l’adrenalina, la paura, le gambe sospese nel nulla per qualche istante. Le gambe fatte di nulla se non di un po’ di immaginazione. Atterro, non capisco bene dove. Più soffice di prima, molto meno graffiante e crudo. Tengo gli occhi serrati. Non posso scappare di nuovo. Non voglio scappare ancora. Lentamente una palpebra si schiude, il bianco accecante della pagina riempie le mie pupille vuote. Finalmente al sicuro.

Tiro un sospiro di sollievo, si sta molto meglio qua. C’è qualcun altro lì, nell’angolo in alto della pagina. Mi fissa. Sorrido. Chissà cosa avrei pensato io se un estraneo si fosse lanciato nella mia pagina con tutta quella prepotenza.
Lancio uno sguardo a papà. Dorme ancora, sempre nella stessa posizione. Neanche immagina cosa sto facendo senza il suo permesso. Eppure non mi sento molto in colpa.

Non mi sento affatto in colpa, mi sembra quasi che quel “NO” scritto accanto a me mi abbia totalmente autorizzato a essere un libero “SI”. Mi alzo, mi sistemo il ciuffo ribelle di capelli che, come sempre, cambia posizione come gli pare. Sono finalmente pronto a fare vere amicizie. Mi avvicino a quel ragazzetto che vedo lì in alto. Mi blocco subito. Quel poveraccio ha qualcosa che non va. Gli manca una gamba e un braccio e una buona parte della spalla. Che gli è successo? Non sembra dolorante, sembra solo..triste.

<<Penso che io non gli piacessi molto>> sussulto. Come diavolo ha fatto? <<per questo mi ha cancellato, sai? Quando non gli piace qualcosa lo cancella e lo disegna di nuovo, poi cancella ancora e fino a quando ha voglia ci prova, poi si stufa e lascia perdere>>
Gli occhi di quel ragazzino sono spenti come l’asfalto che avevo visto prima. Non una luce, non un lieve accenno di vita. Morti. Lo guardo, non riesco ad essere felice
<<Tu come stai?>> non è una domanda quella che gli pongo, non sono parole. Solo pensieri, veloci, che corrono nella carta e uniscono le nostre menti illimitate.
Lui mi sorride, gli sorrido anche io. È così dolce.
<<Nessuno me lo ha mai chiesto. Neanche papà>>

Neanche papà. Mi rabbuio pensandoci. Neanche a me ha mai chiesto come volevo essere. Non mi ha mai chiesto come volevo vestirmi. Non mi ha mai chiesto se ero felice. Non mi ha chiesto chi ero davvero. Mi ha lasciato da solo, con un nome orribile, con un enorme punto di domanda nella testa e mi ha abbandonato, buttato via, marchiato con un indiscutibile “NO”.
<<Lo fa con tanti>>
Alzo lo sguardo. Probabilmente mi ha sentito.
<<Ma a te è anche andata bene. Hai tutte due le braccia e le gambe, hai due occhi, dei bei ricci, sei vestito. C’è a chi è andata peggio>>
Mi indica un omino nella pagina affianco. Raggelo. È imprigionato dietro delle sbarre di grafite.
<<Vai, vai da lui. Saprà darti le risposte che cerchi>>
<<Come sarebbe a dire? Che risposte?>>
Scrolla l’unica spalla che gli è rimasta.
<<È molto attento a quello che succede all’esterno. Sai, vivendo in gabbia, immaginare la vita degli altri è il suo unico modo di scappare>>

Rabbrividisco al pensiero, lo guardo. È davvero orribile quello che gli è capitato. Non posso far altro che voltarmi di nuovo verso il mio papà. In un certo senso non riesco più a riconoscerlo. È stato troppo crudele. Con me, con loro. E gli unici figli a cui ha voluto bene sono i prepotenti che mi hanno scacciato dalla loro pagina. Scuoto la testa. Mi ha deluso. Per la prima volta sento quella strana sensazione di vuoto vorticoso prendersi il mio cuore e i miei polmoni. Mi hai deluso. Mi hai deluso. Voglio urlarlo. Mi hai deluso! Esattamente come io ho deluso te!

Corro oltre la piega, mi impiglio nelle cuciture di metà pagina e le strattono, le strappo. Sento una sensazione violentissima montarmi nel petto. Guardo quei fili lacerati, non provo altro che empatia. Sento gli occhi bruciare, voglio urlare. Non c’è nulla che possa lenire un cuore tradito. Non ho più sentimenti dolci verso mio padre.

Mi ha creato e ancora prima di darmi parola, di lasciarmi spiegare, ancora prima di darmi una possibilità di meritarmi il suo amore, mi ha abbandonato come un rifiuto in una delle centinaia di pagine scarabocchiate come se io fossi solo uno dei sui tanti errori! Io ho un cuore! Io ho dei sentimenti! Io ho un nome, padre! Sono vivo! Tu non puoi dimenticarmi così! Io sono figlio della tua dannata immaginazione! Ci sono delle responsabilità, dei doveri nei miei confronti! Io sono parte di te, anche se al pensiero di condividere qualcosa con te, crudele e codardo, mi sento male. Mi sento male. Avrei dovuto restare nella mia pagina. Nella mia dannata pagina. Quando ero lì tutto mi sembrava così bello, così dolce. Io ti volevo tanto bene, papà, ti volevo bene, prima che vedessi cosa hai fatto a me e ai miei fratelli. Io ti volevo tanto bene.

<<Allora qualcosa te lo ha trasmesso>>. Trasalgo. L’uomo dietro le sbarre mi guarda, severo. Si aggrappa a quella riga continua di grafite, un altro silenzioso “NO” stampato sulla faccia.
<<Tu sei Charlie, vero?>>. Annuisco. Lui scuote la testa.
<<No, tu non sei Charlie. Tanti credono di esserlo, ma Charlie non esiste ancora. Come me, tu sei una delle tante prove per Charlie. Non si sa chi sarà il fortunato, o forse il maledetto, a soddisfare nostro padre>>
<<Maledetto? Io vorrei solo essere preso in considerazione per fargli vedere che non deve osare tradirci così! Glielo farei capire e avrebbe paura ad abbandonare anche solo uno di noi, ancora. Anche solo uno!>>
L’uomo sorride. Appoggia il viso alle sbarre.

<<Forse ha scartato quello giusto, questa volta. Tu sembri essere davvero Charlie>>
<<Ma chi diavolo è Charlie? Di che stiamo parlando?>>
<<Charlie… Charlie è il distruttore. Come ogni buona storia, ci deve essere il cattivo. Charlie è il cattivo. È quello che cerca di mettere fine al mondo da papà creato, è quello che vuole tutto sotto il proprio controllo. È colui che deve dimostrare di essere un paladino della giustizia quando in realtà è solo un criminale. Charlie è in realtà il più crudele dei crudeli, il fallito, il miserabile. In tutte le favole ci vuole un cattivo da sconfiggere, così che il bene, per chiunque sapesse realmente cosa sia, trionferebbe>>

<<Come… come fai a sapere tutte queste cose?>>. Sorride, amaro.
<<Ascolto, è tutto ciò che mi è rimasto da fare>>
Indietreggio. Io sono il cattivo, io sono quello che uccide. Io sono..sono quello che tutti odiano. Io son quello sconfitto, quello recluso, quello eliminato, quello crudele. Io sono stato creato per essere il male! Mi pizzicano da morire gli occhi voglio andarmene, voglio scappare! Io non sono così! Io voglio dimostrartelo, papà -mi giro a guardarlo, ferito- io voglio farti vedere che anche io so amare! A costo di distruggere quello che ami tu per farti capire quanto sono disposto a fare per essere nei tuoi occhi solo un’ultima volta! Raggelo. Ho appena pensato come lui voleva farmi pensare. Ho appena pensato con la sua testa. Io non sono altro che una sua marionetta. Io sono solo un altro sbaglio con una coscienza.
Corro, corro perché solo questo mi resta da fare. Corro verso la mia pagina, sperando di dimenticare.